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La rivincita di Grisenti «L'Upt si fermerà al 6%»

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Uno ride sotto i baffi (che non ha). L'altro (che li ha, e piuttosto pronunciati) cerca di mantenere l'aplomb e invita a stare calmi «perché i sondaggi vanno presi con le pinze». Atteggiamento diversi, dunque in casa dei «centristi». Silvano Grisenti è tornato quello dei bei tempi: sicuro dei suoi mezzi, guascone («arrogante» direbbero gli avversari), determinato. E, almeno per ieri, soddisfatto.
«Eh beh, direi!» è la sua prima risposta.
 

I risultati del sondaggio premiano Progetto Trentino come secondo partito in termini assoluti.
«Siamo soddisfatti rispetto al lavoro che stiamo facendo. Siamo consci di quale valore può avere un sondaggio fatto oggi, ma rappresenta comunque un orientamento piuttosto preciso. È un dato che premia l'idea che sta alla base del progetto e l'impegno di tutti, dal candidato presidente alla squadra. Ma da qui al 27 c'è da lavorare per tutti, senza sosta».
 

Guardando il fronte degli avversari si aspettava risultati diversi?
«Credo che per l'Upt il dato del sondaggio sia più favorevole della realtà».
 

Sta dicendo che l'Unione prenderà meno dell'8 - 12 per cento di cui è accreditata?
«Penso che si attesterà tra il 6 e il 7 per cento. Rischia di fare non più di due consiglieri».
 

Il Pd?
«Sinceramente, pensando alla situazione nazionale e anche locale non mi sarei aspettato un dato del genere. Secondo me la spiegazione è legata al fatto che, ad un mese e mezzo dal voto, il sondaggio raccoglie soprattutto le sensazione di voto. Da qui alla fine avremo spostamenti notevoli di voti perché c'è una grandissima fetta di elettorato libero che non si riconosce più nei partiti votati in passato».
 

Il centrosinistra taccia il Pt di essere un partito di centrodestra. È così?
«Mi dispiace per loro perché vivono ancora nella preistoria. Rispetto tutte le forze politiche, ma questo ragionamento significa che non hanno capito che è cambiato tutto. Non ha più senso dividere il mondo tra noi cattivi e loro buoni. Lo facciano, ma sbagliano. E mi dispiace che futuri colleghi non si rendano conto di questo. Visto che avremo responsabilità così importanti in Consiglio, se si approcciano ai problemi con questa mentalità povero Trentino».
 

Diego Mosna  si concentra sulla parte del sondaggio che più lo interessa, quello relativo alla sfida tra candidati presidenti.
«Il dato che mi riguarda lo prendo con le pinze. Da un lato è difficile da commentare perché in un mese possono cambiare tante cose e il 25 per cento degli indecisi farà la differenza. Dall'altra devo dire che sarei rimasto sorpreso se il sondaggio avesse dato risultati opposti perché noi siamo partiti molto dopo rispetto a loro».
 

Pensate di recupare in questo mese e mezzo che ci separa dal voto?
«Ma naturalmente. Noi possiamo solo crescere, mentre per il centrosinistra è impossibile aumentare».
 

In realtà, anche 5 anni fa i sondaggi preannunciavano un testa a testa, poi Dellai ha staccato Divina di 30 punti.
«Non penso che le due esperienze siano sovrapponibili».

 

Davvero non teme che chi è al governo adesso possa mettere in campo iniziative per guadagnare consensi in extremis?
«Penso che questo accada quotidianamente, ma è normale. Credo che faccia parte del costume politico manovrare certe leve».
 

Il sondaggio dice che Progetto trentino è il secondo partito. Se lo aspettava così forte?
«Sicuramente quello che riguarda Progetto Trentino è un dato estremamente positivo. E secondo me potrà migliorare ancora. Ho avuto modo di tastare il polso della gente e ho la netta sensazione che si possa fare un grande risultato».
 

Dal centrodestra Lega e Forza Trentino dicono che voi non puntate a vincere, ma a fare la stampella a Rossi.
«No, noi puntiamo a superare il 40 per cento. Non vivo di patti con gli avversari. Per me è inconcepibile a livello di pensiero e filosofia».

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