ROVERETO. Il suo nome ha fatto il giro d'Italia all'epoca del Covid. E non solo per via della bicicletta, che c'entra per altro, ma perché le sue tre violazioni al lockdown all'epoca sono finite in video girati e postati da lui stesso, in cui contestava proprio la decisione del governo.

Ai poliziotti che l'avevano fermato ripeteva con convinzione: «Sono un soggetto di diritto internazionale». A parte le multe e i reati penali nel 2020 legati alle uscite in bici nonostante l'ordine di restarsene tappato in casa per evitare il contagio, Marco Brazzo è finito a processo con un'altra accusa: esercizio abusivo della professione medica. Per la sua attività di osteopata. Un mestiere, attenzione, che pratica da anni ma che è diventato professione sanitaria nel 2021. E la contestazione della procura, infatti, parte proprio da quell'anno.

Comunque, il giudice Fabio Peloso ha rinviato a giudizio Brazzo, che il prossimo 11 giugno sarà giudicato dalla giudice Monica Izzo. Per un reato, come detto, diventato tale quando è stata introdotta la legge 3/2018 definita poi dal Dpr 131/2021. Da quel momento l'osteopata è ritenuto un professionista sanitario che tratta disfunzioni somatiche tramite tecniche manuali non invasive, operando spesso in collaborazione con altri sanitari per il benessere muscolo-scheletrico del paziente. E che, per esercitare, deve essere in possesso di laurea triennale universitaria abilitante o titolo equipollente, e dell'iscrizione all'albo professionale.

A rendere l'osteopata alla stregua di un medico, tra l'altro, è stato lo stesso ministro della salute Roberto Speranza, contestato da Marco Modesto Brazzo per il divieto di andare in bici all'aria aperta. Una parentesi, quella delle gite fuori porta in tempo di Covid, che, come detto, gli è valsa notorietà lungo tutto lo Stivale, con gli internauti che si sono divisi tra favorevoli e contrari.

L'unica volta che, fermato in sella, si è salvato dalla «punizione» è stata a Rovereto: si trovava vicino a casa e quindi a distanza ammessa dal decreto. Prima, però, era già stato fermato e denunciato dalla polizia a Trento, dopo essere stato pizzicato in tenuta da ciclista ed aver contestato le restrizioni imposte dallo Stato su tutti gli spostamenti non necessari, proprio come un'uscita in bicicletta, e tra Chizzola e Pilcante.

Le dissertazioni da sgangherato giurista autodidatta («io sono un soggetto di diritto internazionale, il decreto riguarda i cittadini amministrati dal diritto italiano» quanto dichiarato all'epoca ai pazientissimi agenti) e le grottesche valutazioni personali sul valore sanitario delle misure di contenimento del virus hanno avuto eco nazionale attraverso «Youtube».

Le restrizioni imposte per combattere il Covid, comunque, solo nella prima settimana (stiamo parlando della primavera del 2020) avevano registrato a Rovereto 592 fermati e 9 multati dai vigili urbani.

Tornando al processo che dovrà affrontare tra un paio di mesi, la pratica di osteopata è un mestiere che l'imputato esercita da tanto tempo. É infatti chinesiologo dal 1984 e osteopata e riflessologo dal 1991. É comunque diplomato all'Università di Bologna in educazione fisica, e ha seguito varie specializzazioni. Ma non basta.