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ROVERETO. Ha provato a bloccarlo in tutti i modi possibili ma lui riusciva ugualmente ad arrivare a lei con messaggi che le incutevano sempre maggior timore tanto da farla vivere in un perdurante stato di ansia. «Avevo paura quando uscivo di casa per andare al lavoro, cercavo di limitare al massimo le mie uscite se non c'era qualcuno che poteva accompagnarmi» ha raccontato in aula. Lei è una donna lagarina che da lungo tempo convive con la paura.
«Una donna quasi rassegnata - ha detto in tribunale l'accusa - ma che ha continuato a presentare denunce contro l'ex marito. Ex che è la prova del fallimento dei percorsi di rieducazione visto che siano ancora qui. Con una donna che chiede di essere tutelata». Ed è stato per discutere di una di queste denunce che si è tenuto il processo contro l'ex marito accusato di stalking e danneggiamento. Episodi avvenuti fra il marzo e il settembre del 2024 quando lui era appena uscito di prigione e aveva patteggiato una pena a due anni sempre per stalking, sempre nei confronti della sua ex moglie.
L'udienza si è conclusa con la condanna a sei mesi che l'uomo sconterà ai domiciliari e sempre con il braccialetto elettronico che lo accompagna da più di un anno. La coppia è stata sposata per quasi vent'anni, poi la decisione di separarsi è stata presa dalla donna che però - così è stato raccontato in aula - non si sarebbe "liberata" dell'uomo. Il quale ha continuato ad essere una presenza - sgradita - nella sua vita. Anche dopo il patteggiamento, anche dopo i mesi trascorsi in carcere.
«Era uscito da una decina di giorni - ha raccontato la vittima davanti al giudice Peloso - e me lo sono trovato davanti al mio posto di lavoro. Mi stava aspettando. Non sapevo cosa fare e alla fine ho accostato, ma non sono scesa dalla macchina, non ho neppure abbassato il finestrino. Ma le sue parole le ho sentite: mi ha minacciato ancora e ha dato dei calci alla mia auto. Cosa ho fatto? Me ne sono andata».
In aula sono state anche lette alcune mail che l'uomo le ha spedito. Mail dai contenuti minacciosi e alcune anche ingiuriose. «Ho cercato di bloccarlo in tutti i modi - ha spiegato la donna - ma con le mail non ci sono riuscita. E così lui continuava a scrivermi». Ma non solo. Temendo per la sua incolumità la donna aveva piazzato una telecamera sul portellone del garage. Una mattina aveva trovato il nottolino scassinato e guardando le immagini ha riconosciuto il suo ex marito nella persona che passava davanti al basculante. Un'altra volta ha trovato l'auto graffiata e in altre occasione - ma questo episodi fanno parte di un altro processo - anche le ruote della vettura lacerate.
Lui, l'uomo, nel rendere spontanee dichiarazioni ha negato ogni addebito giustificando le mail che ha spedito all'ex moglie con il fatto che rivoleva alcuni suoi beni che erano rimasti nella casa dove avevano convissuto. La mancata frequenza continua dei corsi per uomini violenti, l'ha giustificata con pesanti problemi di salute e familiari. «Ma adesso va da una psicologa» ha spiegato il suo legale.


