ROVERETO. Ci sono due grandi incompiute in città che aspettano da anni di essere sistemate ma che dovranno attendere ancora chissà quanto tempo per mostrare al mondo le proprie potenzialità: l'ex Anmil al Bosco della Città e l'ex mangimificio Sav a Sant'Ilario.

I due compendi sono da tempo al centro di dibattiti pubblici e progetti mai concretizzati. Di fatto sono due ferite nella mappa urbanistica del capoluogo lagarino che saranno sanate forse dopo la prossima glaciazione.

Eppure, negli anni, si è discusso molto sulla destinazione futura di due ruderi potenzialmente dorati. Ma tutto è fermo.  Motivo? «Mancano soldi», taglia corto l'assessore ai lavori pubblici Carlo Fait.

Ma andiamo con ordine e, ci si consenta, «geografia». Partiamo da Sant'Ilario, dove l'Itea aveva in mente di realizzare sessanta alloggi ma tutto, come detto, è fermo. «La circoscrizione ha chiesto un parco ma, a dire il vero, c'è pure bisogno di alloggi popolari. - spiega Fait - La questione, però, è legata alla viabilità. Itea ha congelato il suo progetto di nuove costruzioni anche per mancanza di fondi ma adesso, prima di decidere cosa fare di quel comparto, dobbiamo risolvere la questione viabilisitica con una bretellina che bypassi il quartiere. Solo dopo aver risolto la questione traffico si può progettare una riconversione nell'area Nord della città».

L'altra incompiuta è l'ex Anmil al Bosco della Città, di fatto un ecomostro che avrebbe potuto essere qualcosa di «forte» ma che, di fatto, invecchierà sul posto. «Il sito è di proprietà di Patrimonio del Trentino e deciderà questa società cosa farne», butta lì l'assessore comunale.

Da un punto di vista pratico, però, dove svariate suggestioni resta la cruda realtà: i cementi di quel sogno per invalidi da curare mai realizzato in collina invecchiano e la struttura è difficilmente recuperabile. Abbatterla? «Sarebbe l'unica soluzione ma costa molto e soldi, al momento, non ce ne sono».

In passato, per dire, l'ex Anmil era finita in una ridda di progetti mai messi su carta: demolizione, accademia della lirica, clinica sanitaria con tanto di cremagliera per raggiungerla, studentato per gli universitari, dependance del Mart. Risultato? Niente.

E proprio l'ex Anmil, dunque, è la vera eterna incompiuta. Costruita in epoca d'oro e poi abbandonata a se stessa di quando in quando entra nel dibattito politico in consiglio comunale. Anche se, per capirci, Patrimonio del Trentino ha in serbo da oltre un lustro la sua demolizione. Ma, dallo stesso periodo, è finita al centro di innumerevoli traversie che hanno scomodato, nell'ordine, la nidificazione di uccelli protetti e il diritto d'autore legato al progettista. Ed essendo Rovereto in Italia, è in balia di tempistiche indefinite. Poi, come detto, è intervenuta anche la tutela artistica.

L'immobile, infatti, è stato messo sotto protezione per un motivo diverso da quello deciso nel 2019 che riguardava il diritto d'autore del progettista, l'ingegner Luciano Perini. Sito «interessante», dunque, e quindi «manomettibile» solo per questioni importanti.

Al netto delle norme, comunque, Patrimonio del Trentino potrebbe procedere alla demolizione di gran parte dei 36mila metri cubi, per poi riconsegnare alla città il parco. In cambio, otterrebbe quelli che si chiamano crediti edilizi, la possibilità cioè di realizzare qualcosa di equivalente da un'altra parte. Ma questa operazione sarebbe di molto onerosa, soldoni da spendere per produrre rifiuti e portarli a valle. Troppi costi che nessuno vuole sostenere. Risultato? Per ora resta tutto così com'è.