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ROVERETO. Lui si era invaghito di lei, senza essere corrisposto. Ma questo non lo aveva fermato. Anzi, era in poco tempo passato dai messaggi affettuosi alle minacce arrivando anche alla violenza fisica. E ora, a 12 anni dai fatti, lui è chiamato in tribunale a rispondere di stalking, lesioni aggravate e ingiuria. Un processo, questo, che si celebra ad una notevole distanza di tempo da quando gli episodi sono avvenuti perché l'uomo - che ha diversi procedimenti penali per reati di vario tipo, sia contro la persona che contro il patrimonio - ad un certo punto si è reso irreperibile.
Solo quanto è stato rintracciato (e messo agli arresti per altre vicende) è potuto iniziare anche questo processo. Processo nel quale la vittima è una quarantenne rappresentata dall'avvocato Luigi Campone mentre l'imputato - che si è rivolto all'avvocato Carrino di Palermo per la sua difesa - è un cinquantenne.
I fatti, come detto, risalgono a più di dieci anni fa e sono caratterizzati da un'escalation che ha portato la donna ad avere così tanta paura dell'uomo da mutare i suoi comportamenti normali, quotidiani, tanto era il timore che trovarsi davanti a chi le faceva temere per sé stessa. Il punto di partenza di questa vicenda è quello che potrebbe essere forse definito un colpo di fulmine. Lui vede lei e se ne invaghisce. Inizia così il corteggiamento che diventa subito serrata con una serie di telefonate, anche cinque al giorno, e con infiniti messaggi. Ma le parole dolci sono state velocemente sostituite (o meglio, si alternavano) a frasi minacciose. Pesantemente minacciose. Come " se non sarai mia di ammazzerò" o "io ti amo, voglio avere un figlio" per concludere con "io ti ammazzo se non diventi mia".
In mezzo a tutto questo l'uomo si sarebbe presentato - non invitato - sotto casa della donna e anche al suo posto di lavoro in modo da farle sentire la sua presenza. Tutto questo l'ha portata a soffrire di un perdurante stato di ansia e alla necessità di modificare le sue abitudini di vita per cercare il più possibile di non trovarsi a tu per tu con chi le faceva provare timore per la sua vita e per quella dei suoi cari.
Ma oltre ad una violenza che si potrebbe definire psicologica, ci sono stati anche episodi di aggressioni fisiche. in particolare in un'occasione l'imputato avrebbe aggredito la donna afferrandole il viso con le mani e colpendola con una testata al volto. Lei era dovuta andare al pronto soccorsi a farsi medicare per un trauma al livello del naso L'atteggiamento persecutorio dell'uomo, come descritto nella denuncia, è durato per quasi un anno lasciando nella donna strascichi pesanti a livello psicologico. Nell'udienza di ieri sono stati ascoltati alcuni testi, fra i quali i carabinieri che si erano occupati del caso dopo la denuncia della donna e quindi c'è stato il rinvio per la discussione al mese prossimo. Alla discussione farà quindi seguito la decisione del giudice Peloso.


