ROVERETO. Aveva fatto il pieno di diesel ma dopo qualche giorno la sua auto aveva segnalato un malfunzionamento del veicolo e la verifica dal meccanico aveva chiarito il perché: il liquido nel serbatoio aveva un aspetto lattiginoso. La causa? A spiegarla è stato il consulente nominato dal giudice che ha scoperto che lì dove doveva starci solo carburante c'erano anche colonie di microorganismi che, questa è stata la conclusione, hanno provocato il danneggiamento del sistema di alimentazione.

Come si è risolta la questione? Una fattura da più di 8mila euro per il meccanico e una causa davanti al giudice di pace che ha accolto il ricorso presentato dall'automobilista e ha condannato sia la società che ha fornito il diesel che i gestori dell'impianto, il Q8 di Sant'Ilario, a risarcire i danni patiti.

I fatti risalgono a due anni fa. In base alla ricostruzione che è stata fatta, l'automobilista (che è stato rappresentato dall'avvocato Doris Tomasini - aveva fatto il pieno alla sua vettura (una novantina di euro che gli sono stati risarciti per decisione del giudice) e quindi aveva percorso diversi chilometri fino a quando, a 17 giorni di distanza, la macchina aveva iniziato ad avere problemi. Come è logico fare in questi casi, il mezzo è stato portato dal meccanico che ha constatato problemi relativi alla pressione del carburante che risultava - ed è stata depositata una foto a testimoniarlo - lattiginoso.

«Il punto realmente controverso del giudizio è il nesso di causalità fra il rifornimento del e il danno successivamente manifestatosi. In materia civile - scrive il giudice Moschettino , il nesso causale non richiede una certezza assoluta o scientificamente inconfutabile, ma deve risultare secondo il criterio del "più probabile che non" o della preponderanza dell'evidenza».

Ed è a questo risultato che è arrivata l'analisi del consulente. Che ha scritto «non vi sono dubbi" sul fatto che la vettura sia stata danneggiata da un rifornimento di gasolio contenente colonie di microorganismi; e che il nesso causale con il rifornimento al centro della vicenda è "molto probabile", pur non essendo "accertabile in modo inconfutabile per via tecnica" secondo lo standard delle scienze esatte».

«L'argomento difensivo principale - si legge in sentenza - insiste sul fatto che il guasto si sia manifestato non nell'immediatezza, ma dopo circa diciassette giorni. L'obiezione non persuade. Proprio la consulenza ha spiegato, con argomentazione plausibile e scientificamente coerente, che la contaminazione microbiologica del gasolio può non generare un blocco istantaneo, ma evolvere nel tempo».Da qui la decisione di condannare i gestori della stazione di servizio e i fornitori di carburante al pagamento di 8.815 euro a favore dell'automobilista. Cifra che comprende la fattura del meccanico e il pieno di diesel.