Eredità milionaria, il conduttore Rai Alberto Matano denunciato dalla badante
La donna, nominata unica erede dalla baronessa Maria Malfatti, condannata in primo grado per circonvenzione di incapace, ha denunciato il noto conduttore per diffamazione. Al centro un servizio de «La vita in diretta» dove l'aggettivo "diabolico" era stato usato in relazione alla governante
ROVERETO. L'aggettivo "diabolica" e il riferimento ad una non meglio definita "organizzazione" sono i due punti su cui si poggia la querela per diffamazione che è stata presentata dalla governante accusata (e condannata in primo grado) di circonvenzione di incapace nei confronti della baronessa Maria Malfatti. Querela presentata contro il noto conduttore televisivo de "La vita in diretta", programma di RaiUno. e una delle inviate della sua redazione. Una querela che è stata presentata prima della celebrazione del processo e sulla quale la procura ha avanzato una richiesta di archiviazione.
Ma il caso non è finito. Tramite l'avvocato Nicola Canestrini, la donna ha infatti presentato opposizione all'archiviazione davanti al Gip Pasquali, che, dopo l'udienza di ieri mattina, si è riservata sulla decisione. Al centro della vicenda c'è un pezzo della trasmissione andata in onda il 16 aprile scorso con la diretta da Rovereto. La parte diventata centrale nella querela coinvolge Alberto Matano che nel suo ruolo di conduttore, interloquisce con l'inviata.
La domanda "incriminata" è «Che cosa sta venendo fuori Barbara? Perché i nipoti dicono che la badante è stata diabolica?». La risposta articolata della giornalista si conclude con la frase «Una donna diabolica che secondo alcuni sarebbe semplicemente una specie di testa di legno, perché le persone che conoscevano bene la contessa e tutte le dinamiche intorno a quello che accadeva all'interno di questo palazzo pensano che la contessa sia stata proprio presa di mira, cioè sia stata scelta come persona da colpire, che ci sia un'organizzazione».
E il concetto relativo al coinvolgimento di altre persone è stato ripreso da Matano anche nella domanda successiva. Per la governante-badante tutto questo configura il reato di diffamazione partendo dall'utilizzo dell'aggettivo diabolico che avrebbe dato un connotato negativo alla descrizione della sua persona.
Un termine definito "gratuitamente denigratorio" che avrebbe comportato una lesione della sua personalità. E non rientrante nella categoria del diritto di cronaca. Nell'opposizione all'archiviazione viene evidenziato anche come i passaggi relativi all'appartenenza della signora ad una fantomatica "organizzazione" (elemento che non è presente negli atti della procura sull'inchiesta per la circonvenzione) che avrebbe pianificato la circonvenzione ai danni dell'anziana signora, passaggi peraltro idonei a configurare l'aggravante dell'attribuzione di un fatto determinato.
Per l'avvocato che difende Matano e la giornalista Rai il ricorso all'aggettivo "diabolico" fa ricondotto a condotte astute ovvero ingannevoli; condotte, alla luce della sentenza di condanna, coerenti con quanto successo. È definito ininfluente il riferimento alla presunta organizzazione poiché l'inviata si è limitata a riportare le opinioni di terzi e proposte in chiave comunque dubitativa.Tornando alla causa partita dopo la morte della baronessa, la sua governante - che era stata nominata nel testamento unica erede di un patrimonio stimato in 5 milioni di euro - è stata condannato a due anni di reclusione, pena sospesa, e al pagamento di una multa da 1200 euro. A presentare la querela erano stati nove nipoti della nobildonna che per ora non posso far partire la successione.
Il giudice ha infatti confermato il sequestro del palazzo di via della Terra, del denaro e dei titoli che facevano capo all'80enne morta due anni fa e così sarà fino a quando la sentenza non diventerà definitiva. E presumibilmente non sarà a breve perché potrebbe essere presentato appello.