Finanza / Il caso

Gente che ha investito in criptovalute ed ha perso tutto, l’allarme dell’esperto: «Occhio alle truffe»

Marco Amadori, un negozio di bitcoin a Rovereto: «Noi siamo qui, ci mettiamo la faccia. Ma vedo centinaia di casi di gente che si fida di una pagina web, e si rovina»

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di Matthias Pfaender

ROVERETO. Professionisti e industriali; ma anche pensionati e impiegati. Giovani che sognavano il colpaccio; ma anche anziani che volevano una rendita sicura. Ricchi e poveri, eruditi o con la scuola dell'obbligo: il ventaglio è più che mai ampio. Ma hanno tutti una cosa in comune: sono stati truffati con le criptovalute.

C'è chi ha perso poche centinaia di euro. C'è chi ne ha persi centinaia di migliaia. Nella sola Vallagarina. Quello lanciato da Marco Amadori è un vero e proprio allarme: «Fate attenzione, non credete alle promesse di chi vi promette guadagni fissi, di chi parla di "algoritmi miracolosi", chiede bonifici esteri, o bonifici per "sbloccare" i fondi».

Amadori lavora con i Bitcoin da oltre dieci anni. È il titolare del negozio "ComproEuro" su via Rialto, e fondatore della BitCoin Valley di Rovereto, un fenomeno quasi più famoso all'estero che nella stessa Città della Quercia, ogni anno raggiunta da appassionati del settore provenienti da tutta Europa estasiati dall'idea di poter pagare l'aperitivo o il giornale con i Bitcoin, una peculiarità che ancora oggi, a distanza di anni, proietta Rovereto sul podio mondiale delle città bitcoin-friendly.

Amadori è, dunque, un esperto "vero" di criptovalute, per tanti - in Italia e non solo - un vero guru. L'ondata di truffe e raggiri che sta investendo il mondo delle criptovalute è quindi per lui e la sua attività tanto più dannosa, perché getta una cappa di diffidenza e pericolosità percepita su tutto il settore.

«Noi siamo qui a Rovereto da oltre dieci anni - dichiara Amadori - Ci conoscono tutti in città, sanno dove trovarci e che faccia abbiamo. Un capitale di fiducia fondamentale. Eppure, anche persone a me vicine, e proprio qui a Rovereto, finiscono alle volte nelle maglie delle truffe che viaggiano su internet ad un ritmo sempre più accelerato. Per questo con i miei collaboratori abbiamo deciso elaborare un decalogo di regole "antitruffa" e di lanciare un appello: state attenti, prima di versare denaro informatevi o, meglio, chiedete una consulenza ad esperti veri».

Purtroppo tanti roveretani si convincono ad andare negli uffici di Amadori quando il danno è già avvenuto. «Ne vediamo ormai al ritmo di uno al giorno, e anche di più. Il fatto è che i Bitcoin stanno vivendo, per diverse ragioni tecniche, un periodo di crescita robusta. L'interesse degli investitori, anche fondi di investimento di primo piano, soprattutto statunitesi, sta aumentando a livello mondiale le operazioni, e di pari passo anche i piccoli investitori, gli stessi semplici cittadini, si avvicinano allo strumento. Di solito senza saperne nulla, o quasi. E l'avidità è capace di far abbassare il senso di rischio percepito».

E così i racconti che Amadori e collaboratori raccolgono quotidianamente da persone in lacrime nel loro ufficio hanno spesso connotazioni paradossali, e disarmanti. C'è chi ha investito i risparmi di una vita su indicazione di uno sedicente "vecchio amico" che un giorno li ha chiamati al telefono per proporgli "interessanti investimenti" nelle criptovalute, altri che hanno investito centinaia di migliaia di euro in fittizi portali di trading che altro non erano che pagine web statiche che sfruttano i nomi di società famose (crypto.com, coinbase, binance ecc.).

Truffe che peraltro vanno di solito avanti per molto tempo, anche per anni, prima che la vittima del raggiro decida di incassare i presunti guadagni fino a quel momento ottenuti. «E solo allora scoprono, o iniziano a sospettare, di essere stati fregati - spiega Amadori -. Perché tanti truffatori chiedono, per "sbloccare i fondi" dei loro clienti, un ultimo, importante, versamento. In pratica, questi soggetti, spesso operanti fuori dall'Italia, chiedono dei soldi promettendo che serviranno a sbloccare altri soldi, molti di più, che il cliente riceverà successivamente. Insomma, è la vecchia truffa via mail del principe nigeriano che chiede soldi per portare fuori dal Paese un tesoro in diamanti, che poi dividerebbe con il suo benefattore. Una balla assurda. Eppure, come detto, l'avidità gioca brutti scherzi al raziocinio».

Una volta caduti nella truffa, non c'è quasi modo di recuperare i soldi. «Noi raccomandiamo comunque sempre di fare denuncia alla Polizia Postale o alla Guardia di Finanza. La possibilità, per quanto remota, che il truffatore commetta un passo falso, c'è sempre. E l'aspetto più odioso - conclude Amadori - è che tante di queste persone, se avessero investito davvero nei bitcoin nel momento in cui hanno invece iniziato a foraggiare dei truffatori, avrebbero davvero ottenuto, visti i ritmi di crescita degli ultimi anni, profitti molto rilevanti». Insomma, oltre al danno, la beffa.

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