Rovereto: notte al freddo, muore senzatetto

È morto da solo, al freddo. Tra le sue due coperte. Perché Robert Zurek, 42 anni vissuti in salita, quello aveva. Due coperte. Nemmeno un cartone per proteggersi dall’umidità, nemmeno un materasso recuperato chissà dove. È morto in Santa Maria, a Rovereto di fatto nell’angolo di città in cui aveva deciso di vivere, ritagliandosi un piccolo spazio ai margini. Dormiva laggiù, nei garage a fianco dell’Eurospin. Adesso non c’è più. E i tanti che in questi anni l’hanno conosciuto, e che spesso hanno cercato di aiutarlo, ora lo raccontano come «un ragazzo buono, che non creava problemi».  
 
A trovarlo, verso le 8.30 di mercoledì, è stata una signora che risiede nel quartiere. Lei ha il garage lì. Soprattutto, lei lo conosceva. Più volte era andata a portargli da mangiare o semplicemente a verificare le sue condizioni. Ma mercoledì mattina ha capito subito che qualcosa non andava, e ha allertato tutti. Solo che non c’era più niente da fare. 
 
Sul posto sono arrivati i sanitari di Trentino Emergenza e i carabinieri. Ma non c’è stata nessuna corsa all’ospedale, come tante altre volte è accaduto in passato. Robert - come lo chiamavano tutti in Santa Maria - era ormai senza vita. Non c’è stato altro da fare che chiamare le pompe funebri, che a loro volta hanno allertato la parrocchia. Dal canto loro i carabinieri hanno effettuato le verifiche di rito, assicurandosi che si sia trattato di morte naturale. Impossibile dire ora cosa l’abbia ucciso. Certo una vita in strada può aver debilitato un fisico pur ancora giovane, così come l’abuso d’alcol che purtroppo era il suo punto debole, non ha aiutato. Vero è anche che nelle notti attorno a Natale era freddo, tanto. E spesso la colonnina di mercurio è andato sotto zero. Come di prassi, dell’accaduto è stata informata anche la procura, ma non sembra ci siano profili d’indagine da seguire. Quello scoperto l’altra mattina è semplicemente l’epilogo, tragico, di una vita certamente faticosa. 
 
Ma Robert non era un’anima abbandonata. Anzi. Un po’ perché i servizi a Rovereto ancora funzionano, un po’ perché lui «faceva tenerezza», come osserva in queste ore chi l’ha conosciuto, in tanti avevano cercato di dargli una mano. La Caritas, prima di tutto. Il Portico, persino alcuni privati. avevano cercato di mostrargli che un’altra strada era possibile. Ma le pieghe della personalità umana sono impossibili da sondare davvero. Per aiutare serve tendere la mano. Ma serve anche che quella mano venga stretta. E lui non lo faceva. In strada voleva vivere. Senza disturbare nessuno.  
 
«Lui lo conoscevano tutti qui - osserva il parroco don Francesco Scarin - era una persona buona, davvero. Mai era stata molesta. Anzi, riusciva a rendersi invisibile. E faceva una grande tenerezza. In tanti hanno cercato di aiutarlo, ma lui voleva vivere così».

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