RIVA DEL GARDA. Quando ha riposto la cornetta del telefono s'è resa conto che qualcosa non andava e le sono venuti dei legittimi (e giustificatissimi) sospetti. Ma ormai era troppo tardi. E nel breve volgere di qualche minuto 3.000 euro hanno preso il volo dal suo conto corrente, come se nulla fosse.

È l'ennesimo episodio di una vera e propria piaga che colpisce indistintamente ogni zona del Belpaese, da nord a sud, da est ad ovest, senza risparmiare ovviamente il Trentino e nel caso specifico l'Alto Garda: quella delle truffe telefoniche, di veri e propri malfattori che adottano ogni tecnica possibile e immaginabile per ingannare le proprie vittime. Nel caso specifico si tratta di una donna, residente a Torbole, con conto nella locale filiale di un noto istituto di credito (che ovviamente nulla c'entra con l'accaduto).

In pratica i truffatori s'impossessano del numero di telefono della banca e chiamano la vittima prescelta utilizzando quel numero in modo che il malcapitato o la malcapitata non nutrano sospetti. Chiamano dicendo che sarebbe in partenza un bonifico dal loro conto e chiedono i dati personali della vittima per bloccarlo. La signora in questione purtroppo quei dati li ha forniti e così i truffatori hanno potuto prelevare quanto volevano (o potevano).

L'invito per tutti è a non fornire mai dati personali, codici, password e a non autorizzare mai operazioni del genere. Che del resto nessuna banca richiede, per giunta al telefono.