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ARCO. Il dolore per la morte di Cristiano Maino, il 21enne di Arco che ha perso la vita il 13 agosto nel tragico incidente stradale a Villa Banale, si intreccia con una storia di solidarietà che parte da lontano e che porta fino al Brasile. Una storia racchiusa già nel suo nome, Cristiano, scelto dai genitori in ricordo di un uomo conosciuto durante un’esperienza di volontariato in Bahia. Per chi vorrà salutarlo, la famiglia ha predisposto l’apertura della camera ardente per tutto il giorno di mercoledì al cimitero di via Mantova ad Arco.
A raccontare questo legame, e a immaginare un incontro capace di regalare un filo di speranza dentro un dolore così grande, è Giuseppe Parolari in questa lettera dedicata a Cristiano e alla sua famiglia.
“Ciao Cristiano, sono Cristiano.” Me lo immagino così l’incontro tra i due, nell’aldilà. Uno è Cristiano dos Santos, direttore della Casa di accoglienza Arcoiris di Itamaraju, che ci ha lasciati dieci anni fa in un tragico incidente stradale mentre, la mattina presto, tornava da Prado verso la Casa di accoglienza, il suo lavoro e, in qualche modo, la sua vita.
L’altro è Cristiano Maino, che ci ha lasciati pochi giorni fa, anche lui in un tragico incidente stradale, mentre la mattina presto scendeva da Andalo verso Arco per andare al lavoro.
“Forse non ti ricorderai di me”, gli dirà dos Santos, “ma io so bene chi sei. Conosco i tuoi genitori, che sicuramente ti avranno parlato di me. E per questo sono qui, ora, ad accoglierti, a stringerti a me, a proteggerti”. Non può che essere così, semplice e affettuoso, l’incontro tra i due. Ma cosa lega così profondamente i due Cristiano, oltre al nome e alla sorte che ha voluto per entrambi lo stesso tragico epilogo?
Tante cose. La generosità delle loro famiglie, i meninos da rua, i bambini di strada della Bahia, gli amici di Arcoiris, frei Dilson. Tante cose che hanno il sapore della bontà, solidarietà e umanità.
Tutto cominciò quando Francesca e Andrea, i genitori di Cristiano Maino, fecero un’esperienza di volontariato in Brasile, nel sud della Bahia, nella Casa di accoglienza realizzata e gestita a Itamaraju dall’Associazione Arcoiris di Trento.
Fu lì, nel loro impegno quotidiano a contatto con tanti bambini soli e senza famiglia, che conobbero Cristiano dos Santos. Lavorando ogni giorno come volontari accanto a lui, ne apprezzarono l’impegno e la serietà. E soprattutto ammirarono il suo modo di essere una sorta di padre per tanti bambini soli, che gli volevano bene, che a lui si affidavano e che lui accompagnava nella difficile strada per uscire dalla povertà e dall’emarginazione.
In quell’esperienza così ricca di umanità Francesca e Andrea strinsero con lui un forte rapporto di amicizia e stima tanto che, qualche anno dopo, 21 anni fa, quando nacque il loro primo figlio, decisero di chiamarlo Cristiano. In onore di Cristiano dos Santos.
È facile immaginare il loro dolore quando, dieci anni fa, giunse dal Brasile la notizia della morte dell’amico Cristiano. Ma è quasi impossibile immaginare quale possa essere oggi il dolore di Francesca e Andrea per aver perduto il loro amato figlio Cristiano, un ragazzo di appena 21 anni, pieno di vita, di progetti, di futuro. Un ragazzo solare che ha lasciato un grande vuoto nella famiglia, tra gli amici, negli affetti, nella comunità e in Arcoiris.
Eppure, nel grande dolore, i suoi genitori hanno trovato la forza di chiedere a quanti volessero essere loro vicini in questi giorni di ricordare Cristiano sostenendo i progetti di Arcoiris in Bahia. Così il cerchio, dolorosamente, si chiude.
Ma qualcosa rimane aperto. Rimane il bene fatto, rimane ciò che si è donato agli altri, rimangono le vite che abbiamo incontrato e che, anche senza saperlo, abbiamo contribuito a cambiare.
E rimangono i due Cristiano. Che mi piace immaginare così, mentre passeggiano insieme da qualche parte nell’aldilà.





