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CLES. Una "truffa del Rolex", ma al contrario, è andata in scena in val di Non: a finire a bocca asciutta, senza soldi e senza orologio, non è stato l'acquirente incauto, bensì il venditore che - tra l'altro - si era affidato alla propria banca per la transazione del denaro. La buona notizia è che, seppur a distanza di anni dal fatto, l'autore del raggiro è stato condannato: due anni e 8 mesi di pena e 1.400 euro di multa. Il Tribunale di Trento ha ritenuto l'imputato, un 45enne di Napoli difeso d'ufficio dall'avvocato Antonio Caimi, responsabile dei reati di truffa e di sostituzione di persona.
L'uomo aveva cercato in tutti i modi di non rendersi identificabile: si era presentato al venditore con un nome inventato e per le comunicazioni ha utilizzato un numero di cellulare intestato ad un soggetto residente in Ucraina. Ma gli investigatori trentini sono riusciti comunque a risalire ai corretti dati anagrafici. La vittima è un cinquantenne che risiede in val di Non e che nel 2018 aveva messo in vendita il suo Rolex attraverso un annuncio su un sito internet. Il prezzo non era certo per tutte le tasche, ma qualcuno che aveva chiesto informazioni c'è stato.
Si era dimostrato particolarmente interessato al bene un uomo di Napoli, che con il venditore trentino ha avviato una serrata trattativa, riuscendo a limare un po' il prezzo. Alla fine della contrattazione è stata pattuita la cifra di 9.800 euro, da versare tramite assegno circolare per l'intero importo.
Le due parti si sono ritrovate presso la banca del venditore, in val di Non, in modo da porre subito all'incasso l'assegno circolare e procedere quindi con la consegna del Rolex al nuovo proprietario. Non era emerso alcun problema e tutto sembrava procedere in maniera corretta.
Il venditore si è congedato cordialmente dall'acquirente, ma la telefonata della sua banca - sei giorni dopo - l'ha gettato in un incubo: l'istituto di credito a seguito di accertamenti ha scoperto che l'assegno circolare di 9.800 euro, apparentemente emesso a Caserta, in realtà era falso, contraffatto con una perizia tale da aver confuso anche gli operatori della banca trentina.
Nel frattempo, però, l'orologio di lusso ha preso il volo. Al venditore truffato non è rimasto altro che raccontare tutto ai carabinieri. Dalla sua denuncia sono partite le indagini, che hanno portato all'identificazione dell'uomo di Napoli che, con identità pure falsa, aveva consegnato l'assegno contraffatto e contestualmente si era portato via il Rolex. A quasi sette anni dall'apertura del fascicolo, la vicenda si è chiusa sul piano penale.
Per quanto riguarda l'errore dell'istituto di credito, che non si era accorto della falsità del titolo utilizzato per il pagamento, c'è stato un confronto con il cliente per trovare una soluzione alla questione.
Il monito - per tutti coloro che si affidano alle compravendite fra privati - è di stare sempre bene attenti ai sistemi di pagamento. Al di là del "peso" degli importi, il rischio di rimanere vittime di truffe non è solo per chi utilizza strumenti digitali: prima di dare il via ad una transazione con valori alti, il consiglio è di rivolgersi ad un consulente bancario in modo da trovare la formula migliore per concludere l'affare.


