TRENTO. È passata una settimana dalla morte del piccolo Mattia Maestri. Aveva solo 4 anni quando mangiò un formaggio a latte crudo prodotto dal caseificio di Coredo che poi è risultato contaminato. In coma vegetativo, per nove anni è stato amato e accudito. Papà Giovanni Battista Maestri in questo lungo periodo ha portato avanti la battaglia affinché quanto accaduto a suo figlio non succeda ad altri.

Ed ora che Mattia non c'è più?

Restano dolore e vuoto, ma non ho nessuna intenzione di fermarmi perché Mattia non sono riuscito a salvarlo, ma quello che è accaduto a lui non deve più succedere. Gli altri bambini vanno salvati. In questo momento voglio ringraziare i tanti che mi hanno aiutato. Qualcosa anche sul fronte sicurezza è stato fatto, ma non posso non pensare che si poteva fare di più sia prima, e allora il mio Mattia sarebbe ancora qui, ma anche dopo.
 

Lei ha esplicitamente chiesto alla giunta provinciale di non presentarsi al funerale. Perché?

Sono orgoglioso di averlo fatto. Sono stati assenti durante tutti questi nove anni, perché avrebbero dovuto venire? Ma c'è di più. Non dimentico che l'assessora Giulia Zanotelli era presente alla consegna del premio che l'Azienda per il Turismo ha assegnato al Caseificio Coredo. Quello è stato un momento molto doloroso per me. Nei giorni scorsi è arrivato un telegramma di condoglianze della Federazione trentina della cooperazione firmato dal presidente Renato Dalpalù. Io queste condoglianze le posso anche accettare, ma devono dimostrare che sono vere ed entro poco si devono adoperare perché quel marchio dall'Apt Val di Non venga ritirato. Se non lo fanno le condoglianze vengono respinte.

A livello politico nessuna vicinanza?

Qualcuno sì e posso fare dei nomi: Coppola, Degasperi, Patton, Ferrari, Urzì, Ianeselli e Spagnolli hanno fatto qualcosa di concreto. Dagli altri solo silenzio.

La perdita di Mattia ha lasciato un grande vuoto e tanto dolore. Come si fa ad andare avanti?

Dobbiamo dare un senso a questa perdita. C'è chi dona organi, ma Mattia non poteva donare. Però salverà e ha già salvato altre vite di bambini. La sua battaglia ha già portato a dei risultati in tema di sicurezza.

Nei negozi si vedono i cartelli che sconsigliano la somministrazione di formaggi a latte crudo ai bambini.

Devo correggerla. Non ovunque è così. Proprio pochi giorni prima della morte di Mattia avevo indetto una conferenza stampa. Avrei dovuto portare i risultati delle ispezioni che ho personalmente fatto negli ultimi mesi. I grandi supermercati si stanno adeguando, ma su 22 piccoli negozi, malghe e agritur in Val di Fassa, Fiemme, Sole, Non e Ledro ben 15 non avevano alcun cartello e ho le foto di tutto. Addirittura in un caseificio sociale consorziato non ho trovato il cartello. Poi ci sono i casi lodevoli, ma sono ancora troppo pochi. La strada è ancora lunga. Mattia ci ha lasciato e io glielo devo. Lui è stato bravissimo fino all'ultimo. Io non sono un uomo di chiesa, ma il parroco ha detto parole vere: Mattia non ha avuto il tempo di peccare. È stato un angelo.

Cosa ricorda di quel maledetto giorno di 9 anni fa?

Il formaggio lo aveva comprato mia moglie sabato mattina al caseificio di Coredo. Era pubblicizzato come un prodotto ottimo per la merenda dei bambini. E infatti Mattia a merenda mi chiese proprio formaggio. Lo tagliai a pezzetti e lui lo mangiò con lo stuzzicadenti. Poi nella notte tra domenica e lunedì sono arrivati fortissimi crampi, lo abbiamo trovato fuori dal letto che piangeva. Lo abbiamo portato a Cles, poi a Trento e infine a Padova dove è entrato in coma. Io non lo auguro a nessuno di vedere il proprio figlio con le piaghe da decubito sulla testa, in crisi di astinenza dalla morfina.

In quel momento la vostra vita è completamente cambiata.

Nulla è stato più come prima. Mia moglie si è licenziata ed è diventata la migliore infermiera per mio figlio. Lui è morto senza nemmeno una piaga grazie alle sue cure 24 su 24. Poi c'è la sorella, che ha sofferto moltissimo per la situazione. Da allora non c'è stata più una gita in famiglia, una vacanza al mare. Più nulla.

Ora la Procura ha aperto un fascicolo per omicidio colposo. Cosa vi aspettate?

Se non lo avesse fatto la Procura lo avrei chiesto io perché ho sempre detto che quando Mattia fosse venuto a mancare avrei proceduto visto che la politica non sta facendo nulla di serio. Sarà l'esito del processo a fare legge.

Ma la battaglia non si preannuncia semplice.

Ieri c'era l'udienza per l'autopsia. Gli avvocati dei due indagati hanno presentato due eccezioni, una per non fare l'autopsia e l'altra per rimandarla a settembre. Sono state tutte e due respinte, ma le motivazioni fanno riflettere. Dicevano che non riuscivano a parlare con il loro avvocato al telefono, quando c'era un sostituto, e che non erano riusciti a contattare il consulente di parte. Quando il giudice ha detto che le eccezioni venivano respinte, dalla valigetta hanno tirato fuori la nomina del loro consulente che veniva da Verona e che si trovava già al Santa Chiara per l'autopsia. In pratica hanno cercato di rinviare l'autopsia con motivazioni non vere. Se vogliono usare questa strategia sarò pronto perché la mia determinazione è direttamente proporzionale al dolore che sto provando. Mattia è la prova di quando i poteri economici sono più importanti della vita dei bambini.

In passato ha parlato di voler realizzare una fondazione o una associazione per Mattia.

Di fatto c'è già un'associazione. Non è registrata, ma c'è un gruppo di persone che hanno voluto bene a Mattia e insieme porteremo avanti questa battaglia. E non è una questione economica. Io ho sempre rifiutato qualsiasi transazione economica, anzi non ho nemmeno mai voluto sapere l'importo che offrivano per ritirare la querela perché sono sempre stato convinto che se si vogliono salvare i bambini si salvano andando fino in fondo. Poi in questi anni ho ricevuto una serie di querele di cui vado orgoglioso e a mia volta ho fatto una serie di denunce, una è quella che dovevo presentare venerdì scorso ma che presenterò a breve nei confronti di un caseificio, della Cooperazione, dell'e-commerce della Federazione in Trentino e di due cooperative. Queste denunce hanno un costo sia economico che morale e questo è tutto fatto con l'associazione.

Qual è la sua richiesta per garantire maggiore sicurezza?

Un'etichettatura seria e ben visibile, cartelli sul banco e pieno rispetto delle linee guida nazionali e che non mi si dica che non è fattibile a livello economico perché, come ha detto Andrea Carpano al Senato, loro vendono di più. Quando il cliente ha fiducia compra. Mettono in produzione e vendita formaggi anche quando la cagliata risulta positiva allo Stec. Continua a esserci la prassi che le aziende vengono chiamate il giorno prima delle ispezioni. Tutto questo deve finire.

Ci lascia con un bel ricordo di Mattia?

Lo vedo sullo scivolo. Lui li adorava. Li percorreva sempre all'incontrario e si divertiva un mondo. Quindici giorni prima che accadesse quello che è successo eravamo andati a vedere le Frecce Tricolori a Grado. «Papà mi riporti a vederle?», mi chiese. «Sì Mattia», gli avevo promesso. Noi siamo passati per Conegliano quando c'erano le Frecce, ma il mio Mattia era in stato vegetativo. Ora io non posso più andare al parco giochi e faccio anche un'enorme fatica a vedere bambini. Dobbiamo cambiare le cose, non deve più succedere.