CLES. «C’è preoccupazione». Bastano due parole pronunciate dall’assessore alla Salute Mario Tonina in Consiglio provinciale per fotografare il momento difficile che sta attraversando l’ospedale Valli del Noce di Cles. Un presidio che negli ultimi mesi ha visto susseguirsi le uscite di personale medico e che oggi si trova a fare i conti con nuove incognite sul fronte degli organici.

A portare la questione all’attenzione della Giunta è stata la consigliera Paola Demagri (Casa Autonomia), che ha chiesto chiarimenti su eventuali cessazioni nella Chirurgia e sulle indiscrezioni riguardanti il nuovo ortopedico atteso dopo la travagliata vicenda delle dimissioni in blocco, in parte ritirate, dal reparto. Il confronto con l’assessore ha permesso di fare chiarezza su alcune partenze, ma ha anche portato alla luce ulteriori criticità, aprendo nuovi interrogativi.

Tonina ha, infatti, confermato le due uscite in Chirurgia: un dirigente medico a tempo indeterminato cesserà il rapporto di lavoro il 30 novembre 2026, dopo aver presentato regolare preavviso. Il secondo professionista, assunto a tempo determinato attraverso il cosiddetto Decreto Calabria, ha invece concluso il proprio incarico il 2 novembre. Al medico, che avrebbe conseguito proprio in questo periodo la specializzazione, era stato proposto un contratto a tempo indeterminato, ma ha preferito intraprendere un diverso percorso professionale nella medicina generale, restando comunque in Trentino.

«Per far fronte alle carenze di personale - ha aggiunto Tonina - l’Azienda sanitaria ha già attivato una procedura concorsuale dedicata alle Unità operative di Chirurgia degli ospedali di valle, la cui graduatoria sarà presumibilmente disponibile agli inizi di dicembre».

Non trova invece conferma il mancato arrivo del nuovo ortopedico: la proposta di assunzione, ha spiegato Tonina, è stata accettata il 15 ottobre e l’ingresso in servizio è stato concordato per il 1° gennaio 2027.

Nella sua replica, Demagri ha ampliato ulteriormente il quadro, portando all’attenzione dell’aula nuove possibili partenze che rischiano di aggravare una situazione già complessa. «Alle difficoltà legate alla disponibilità di chirurghi si aggiungono quelle relative agli anestesisti e, soprattutto, al personale infermieristico specializzato», ha sottolineato Demagri, evidenziando il rischio di un rallentamento dell’attività operatoria e del conseguente allungamento delle liste d’attesa.

Ma non si è fermata qui. «Tre medici del reparto di Medicina stanno procedendo verso la cessazione dell’incarico», ha osservato rivolgendosi all’assessore, che ha mostrato di esserne già al corrente. Una circostanza che la stessa Demagri ha poi formalizzato attraverso una nuova interrogazione a risposta scritta, già depositata.

Nel documento, la consigliera parla apertamente di una situazione «di una gravità inaudita» che avrebbe ormai assunto caratteristiche strutturali e non più episodiche. «La mia preoccupazione per la sorte dell’ospedale di Cles è ormai elevatissima», scrive nell’interrogazione. Quando l’abbandono di un presidio diventa un fenomeno strutturale, afferma, anche la motivazione più nobile o legittima, come una progressione di carriera o un trasferimento di sede, si trasforma inevitabilmente in un problema sistemico per la tenuta dell’ospedale e dei suoi servizi.