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TRENTO. Hanno scelto il rito abbreviato le due ragazze accusate di aver colpito con calci e pugni un quarantenne nel corso della festa patronale di Croviana, nella notte del 27 aprile 2024. Un pestaggio violento - scatenato dalle molestie di lui - che ha provocato danni permanenti all'uomo che era andato in coma ed era rimasto ricoverato più di un mese e mezzo al S. Chiara. Ieri la vittima era presente all'udienza davanti gup Enrico Borrelli.
I segni della violenza ancora ben visibili sul volto. Le imputate, difese dagli avvocati Angelica Domenichelli e Andrea de Bertolini, devono rispondere del reato di lesioni aggravate. La procura contesta i futili motivi, per un'azione violenta che causò nella parte offesa danni permanenti tali da incidere sulla qualità di vita, danni importanti che comportano disturbi che accompagneranno l'uomo per gran parte della sua esistenza.
La vittima, assistita dall'avvocato Paolo Chiariello, si è costituita parte civile e ha presentato una memoria difensiva che ricostruisce quanto accaduto quella sera anche alla luce delle testimonianze e delle analisi dei carabinieri del Ris. La difesa della parte offesa aveva designato come proprio consulente tecnico il generale Luciano Garofano mentre la consulenza tecnica di parte era stata affidata al dottor Andrea Moar.
Secondo quanto ricostruito quella sera l'uomo era caduto più volte, così come era stato colpito più volte, anche una volta a terra. In particolare in un prima momento le due ragazze lo avrebbero preso a schiaffi e pugni. A quel punto, secondo la ricostruzione, l'uomo - alterato dall'alcol - sarebbe caduto a terra una prima volta mettendosi a carponi. A quel punto i testimoni raccontato che sarebbe stato colpito diverse volte al volto e alla testa. E così una seconda volta dopo che si era rialzato ed era ricaduto. Infine una terza fase con una terza e ultima caduta dell'uomo che battè la nuca e poi perse conoscenza. Per questo la parte offesa e i periti di parte ritengono che le lesioni provocate nella parte frontale che hanno reso necessario un intervento neurochirurgico non sono imputabili alla caduta bensì ai calci. La conferma arriva anche dalle tracce di sangue presenti sulla scarpa di una delle imputate, in particolare sul collo del piede e sul tallone.
Secondo il perito i calci inferti al capo e al volto al soggetto, descritto come inerme e con limitate capacità di reazione, sono paragonati ad un calcio ad un pallone con effetti devastanti per la vittima. Una modalità, che evidenzia la difesa, è vietata addirittura da tutte le pratiche sportive di combattimento proprio per la pericolosità e le possibili conseguenze.
Secondo la difesa dell'uomo, anche se i testimoni confermano che la gran parte dei colpi sono stati inferti da una delle ragazze, ritiene che entrambi siano responsabili del pestaggio anche alla luce del comportamento tenuto dalla ragazza che alcuni dicono abbia, nella seconda fase, solo dato un calcio nel sedere dell'uomo, che nella sala d'aspetto dei carabinieri insieme all'amica dopo il fatto avrebbe detto: "Se non è morto da solo, lo uccidiamo noi per quello che ci sta facendo passare".Le stesse due ragazze avevano raccontato agli investigatori di essere state infastidite in modo pesante e, dopo due incontri-scontri, avrebbero ammesso di averlo colpito a schiaffi e pugni.


