PHOTO
ROMENO - Da tempo, nell'area sudest di Romeno, sono sorti nuovi vigneti. Frutto della passione di due persone, che hanno deciso di affrontare una esperienza singolare, dando vita a Sol - Platar, un nuovo marchio che trae origine dal loro nome e dal soleggiamento che caratterizza l'alta Val di Non.
Artefici della scommessa sono Loris Fattor, 45 anni, titolare della storica edicola-bazar, esperto degustatore di vini, e Stefano de Romedis, 35 anni, esperto agronomo, titolare di un'azienda agricola. Dai loro nomi nasce Sol: la S di Stefano, la L di Loris, con al centro una O che raffigura il sole, con l'indicazione Platar, toponimo dell'area di coltivazione.
I primi vini imbottigliati sono pronti: un migliaio di bottiglie già presenti sulle carte di alcuni prestigiosi ristoranti della valle, graditi anche da persone che visitano l'azienda. Frutto di vigneti resistenti, che quindi non comportano grande utilizzo di fitofarmaci: un mix di solaris, johanniter e bronner, che in bottiglia sommano le loro peculiarità nel vino in calice.
Ma non è questa la "vera" scommessa. Già è in coltivazione un vitigno di chardonnay con l'obiettivo di produrre uno spumante di alta qualità, oltre che di alta montagna, coltivato a quota 1.000. Un tempo coltivare chardonnay a queste altitudini era impensabile, ma con il riscaldamento globale sembra dare garanzie. Per assaggiare questo spumante sarà necessario attendere del tempo: il progetto prevede infatti una sosta di 60 mesi del prodotto, che riposa in cantina sui lieviti. Sarà possibile gustarlo nel 2028.
Da dove è nata l'idea? «Dalla passione», afferma Loris Fattor. «Non è per motivi economici, dati i costi non ne varrebbe la pena. Abbiamo deciso di provare per scommessa, per realizzare un sogno, per garantire un po' di diversità alle coltivazioni locali, valorizzando al massimo il territorio. Le cose stanno andando bene e danno già risultati positivi, siamo certi che anche lo spumante sarà un prodotto di qualità. Alle nostre conoscenze si aggiunge quella di un enologo molto noto, che tra le viti lavora da quand'era bambino. Quando gli abbiamo chiesto di aiutarci per coltivare chardonnay a mille metri di quota non ci ha pensato un istante, anche se per quanto si sa finora questa coltivazione non è mai stata tentata. Ci segue costantemente, con suggerimenti, controlli e sostegno nella vinificazione».
All'avventura si abbina l'attenzione per il territorio. «Riducendo al minimo i trattamenti, per garantire il prodotto. Noi andiamo nella vigna ogni giorno, gli interventi per scongiurare malattie vengono fatti solo quando ce n'è necessità, così si riducono al minimo. Vogliamo essere una piccola cantina artigiana con vinificazione ad altissima tecnica enologica. Ad esempio, quando si vendemmia si ripone l'uva in cassette da 15 chilogrammi, che subito vengono deposte in celle di abbattimento, portandole a una temperatura di 2-3 gradi. Questo garantisce poi una pressatura soffice e il mantenimento dei profumi. Quanto produciamo deve essere uno specchio del territorio noneso, assolutamente positivo per il notevole soleggiamento, per le escursioni termiche, per il sottosuolo calcareo. Senza stressare il terreno: qui si viaggia al massimo a 60 quintali d'uva a ettaro...».
Il vino sta già ottenendo buone risposte, mentre le prime 2.500 bottiglie di spumante sono in attesa di maturazione: come detto bisognerà attendere ancora un paio d'anni. Comunque l'azienda è ormai operativa, dopo qualche anno di lavoro. Il prodotto è Igt Vigneti delle Dolomiti, tutte le pratiche burocratiche sono state superate, le vigne fanno bella mostra di sé cariche d'uva e il vino sta ottenendo successo.
L'impegno è notevole, sia nel campo sia in cantina, oltre che per far conoscere la novità, in attesa che arrivi il momento più atteso: il primo tappo di spumante.
Chi fosse incuriosito da questa nuova esperienza può telefonare al numero 340/3661556: agli interessati vengono garantite informazioni, visite e degustazioni.


