MASSIMENOFrammenti di amianto sono stati rinvenuti nel pascolo di Malga Plan, a 1550 metri di quota nel territorio di Massimeno, proprio alla vigilia della stagione estiva. La scoperta ha costretto il sindaco Norman Masè a sospendere la concessione alla gestrice della malga, Lorena, che aveva avviato un'attività agrituristica con bed & breakfast.

«Facciamo subito un pizzico di chiarezza — ammonisce il sindaco — l'amianto è pericoloso quando diventa polvere, perché potrebbe essere respirata. In questo caso è in mezzo all'erba ed è in pezzettini». Nonostante la precisazione, la presenza del materiale impone comunque l'affissione di cartelli di avvertimento, con evidenti ricadute sull'immagine turistica della struttura.

L'origine dei frammenti di Eternit rimane incerta. La malga è stata ristrutturata prima del 1982, quando l'amianto era ancora materiale da costruzione corrente. L'ipotesi più accreditata è che il vecchio tetto sia stato sostituito e i detriti siano finiti nella scarpata sottostante, rimanendo nascosti tra l'erba per oltre 45 anni. «Ho provato a risalire dagli anni Cinquanta fino a ieri — racconta Masè — telefonando a chi ha gestito il pascolo. Nessuno sa niente».

Sul posto sono intervenuti Appa (Agenzia provinciale per la protezione dell'ambiente), l'Azienda sanitaria e altri uffici provinciali. La Provincia ha garantito piena disponibilità, sia economica che logistica. Una ditta specializzata ha già effettuato un primo sopralluogo: la bonifica richiederà scavi in più punti fino a una profondità di circa 30 centimetri ogni volta che vengono rilevate tracce di materiale. «Un lavoraccio», commenta il sindaco.

I tempi restano al momento indefiniti: quattro Servizi provinciali devono coordinarsi prima di procedere. Secondo il Decreto legislativo 152 del 2006, in caso di abbandono da parte di ignoti spetterebbe al Comune provvedere alla rimozione — ma Massimeno, con i suoi 130 abitanti il più piccolo comune delle Giudicarie, non dispone delle risorse necessarie. «Pensi se dovesse essere il Comune a intervenire — sorride Masè —: beh, io gli porterei giù le chiavi».

Nel frattempo la malga resta chiusa. «Erano partiti bene: facevano agriturismo, avevano le camere — conclude il sindaco —. Ma finché non risolviamo il problema non possiamo dare le autorizzazioni».