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Bruno (l'orso) e Fausto (custode):

l'Apt racconta l'amicizia

nel recinto di San Romedio

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Immortalata negli scatti della fotografa Francesca Padovan, l’amicizia tra Bruno, l’orso di San Romedio, e Fausto, il suo custode, verrà raccontata attraverso i canali social dell’Apt Val di Non.

Si tratta di una delle tante “storie” che compongono una narrazione del territorio promossa in questi mesi dall’Azienda per raccontare la Val di Non “a distanza”, vista la momentanea impossibilità di invitare le persone a visitare il territorio, imposta dal periodo di isolamento appena concluso.

E così, dopo i luoghi, i personaggi, le ricette e le strutture ricettive, che hanno raccolto migliaia di like in queste settimane, adesso tocca alla “storia di Bruno” essere raccontata attraverso le parole di Fausto Iob, il custode del plantigrado.

«Bruno - racconta Iob - è un esemplare di orso bruno dei Carpazi ed è nato nei boschi della Romania circa 25 anni fa. Quando era ancora un cucciolo e la sua mamma era appena uscita dal letargo allontanandosi dalla tana per cercare cibo per i suoi piccoli, venne rapito da un bracconiere.
Venduto attraverso il mercato nero, il cucciolo di orso venne comprato da un ricco signore del centro Italia che lo costrinse per anni in una gabbia molto stretta, soltanto 12 metri quadrati.
Bruno è rimasto per lungo tempo imprigionato ed esposto come un’attrazione. Da cucciolo indifeso si è trasformato in un maestoso esemplare di oltre 3 quintali e, mano a mano che cresceva, la sua gabbia diventava sempre pìù stretta e angusta. Il suo destino sembrava segnato.

Fortunatamente questa brutta vicenda venne scoperta una decina di anni fa dalla polizia forestale del posto, che ha sequestrato e portato in salvo Bruno conducendolo in un parco naturale in Abruzzo. Ma anche lì, pur in condizioni decisamente migliori, Bruno era destinato a un recinto fatto di ferro e cemento, non esattamente l’habitat migliore.
Purtroppo l’animale non poteva essere liberato nei boschi poiché quando nel giorno del rapimento era talmente piccolo da non aver potuto imparare a sopravvivere e a cavarsela da solo.

In Val di Non si venne a sapere della sua storia e il comune di Coredo in collaborazione con i frati di Sanzeno decise di mettere a disposizione l’ampio recinto del Santuario di San Romedio, uno spazio molto più grande che già in passato aveva ospitato altri orsi, immerso nella natura, con tante piante e acqua corrente. Là Bruno, ormai in età avanzata, sarebbe stato al sicuro e protetto».

Fausto Iob, che lavorava come custode forestale in Val di Non da oltre 25 anni, era già conosciuto in zona per essere un grande amante degli animali ed è stato incaricato da subito di occuparsi dell’orso. Tra i due è nato un rapporto di amicizia, anche se questo termine potrebbe apparire esagerato. Fausto ci rivela che, «dopo l’iniziale diffidenza, Bruno si è affezionato nel tempo, sapendo di potersi fidare. Oggi Bruno mi riconosce già da lontano, quando scendo dal parcheggio del santuario.

Mi occupo di lui, delle sue condizioni di salute, della pulizia della sua tana e, soprattutto, della sua dieta.
Si tratta di un’alimentazione molto varia, ricca di frutta e verdura, ma anche di gustosi salsicciotti di carne, due o tre volte alla settimana e molte mele fornite gratuitamente dal consorzio frutticolo locale. Ogni mese poi, per qualche giorno, la sua dieta diventa a base di pesce, soprattutto teste di salmone regalate da una pescheria del posto».

E così, anche se la sua storia era iniziata nel peggiore dei modi, alla fine Bruno ha incontrato chi gli vuole bene e si prenderà per sempre cura di lui.

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