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SAN MICHELE ALL’ADIGE. Difendere i vigneti dagli insetti dannosi utilizzando vibrazioni al posto dei trattamenti chimici. È la sfida della Fondazione Edmund Mach, che ha potenziato il proprio vigneto vibrazionale sperimentale e installato un secondo impianto a Telve, in Valsugana. L’obiettivo è contrastare la cicalina Scaphoideus titanus, responsabile della trasmissione della Flavescenza dorata, una grave malattia della vite.
La sperimentazione, avviata nel 2017 con il primo vigneto vibrazionale al mondo, compie ora un nuovo passo avanti. I due appezzamenti, di circa 1,5 ettari ciascuno, sono stati dotati di emettitori di nuova generazione, capaci di disturbare la comunicazione tra gli insetti e ostacolarne l’accoppiamento. I dispositivi resistono meglio alle alte temperature, funzionano durante tutta la notte grazie alle batterie e utilizzano pannelli solari più efficienti, anche nelle giornate nuvolose.
La ricerca coinvolge anche alcuni vigneti del Piemonte, in collaborazione con l’Università di Torino. Gli studiosi stanno verificando l’efficacia del sistema nel ridurre la riproduzione della cicalina e la diffusione della malattia, valutando anche gli eventuali effetti delle vibrazioni prolungate sulla fisiologia delle piante. L’obiettivo è sviluppare metodi di difesa agricola sostenibili, alternativi all’impiego di agrofarmaci.
Intanto arriva anche un riconoscimento scientifico internazionale. La rivista Nature Reviews Methods Primers ha pubblicato uno studio sulla vibrometria laser Doppler, al quale ha contribuito Valerio Mazzoni, responsabile dell’Unità Difesa delle piante della Fondazione Mach. Il lavoro approfondisce le applicazioni della biotremologia, la disciplina che studia la comunicazione attraverso le vibrazioni negli organismi viventi, e il suo potenziale nella lotta agli insetti dannosi.



