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TRENTO. Apprezzamenti volgari, richieste “spinte”, minacce. Ma c’era anche dell’altro: la vile violenza fisica di un uomo nei confronti di una donna. La vittima è una trentenne che per una stagione ha lavorato in una malga in Paganella. Il soggetto che la ha tormentata per mesi era un collega, un 25enne di origine straniera, suo connazionale. Nei giorni scorsi si è aperto il processo nei confronti del giovane, che all’indomani della denuncia era stato sottoposto alla misura del divieto di avvicinamento alla vittima. I fatti risalgono all’estate 2025. Vittima e imputato erano colleghi, dunque lavoravano a stretto contatto e, trattandosi di una struttura medio-piccola, condividevano - seppur in stanze diverse - gli alloggi di servizio.
La fatica quotidiana per sistemare la malga e cercare di fare al meglio i compiti che il datore di lavoro le assegnava non era nulla a confronto di ciò che la vittima ha dovuto patire in quel periodo. A toglierle la serenità era il collega, che in tutti i modi ha cercato di importunarla, fino al giorno in cui le ha fatto male. Il giovane, offeso dal “no” della donna alle sue avances, aveva iniziato a fare apprezzamenti sul fisico utilizzando parole volgari, le chiedeva esplicitamente e prestazioni sessuali e, in alcuni casi, aveva allungato le mani toccandole il sedere. Per la vittima, che si è affidata all’avvocato Giuliano Valer, erano state addirittura necessarie la cure mediche: un giorno il collega le aveva dato una manata sul collo mentre lei era intenta a lavorare un cucina, successivamente l’aveva strattonata per la maglietta prima di sferrarle un pugno allo stomaco.
Si era fatta visitare da un medico, che l’aveva giudicata guaribile in tre giorni. Ma se le ferite nel corpo si rimarginano, è assai più difficile guarire il “male dell’anima”. La donna si era tenuta tutto dentro per molto tempo, per vergogna e per il timore di ripercussioni, iniziando però a soffrire di attacchi di panico, con un’ansia che le faceva mancare il respiro e un timore continuo per la propria incolumità.
Stava così male che faceva fatica ad adempiere alle proprie mansioni ed aveva anche chiesto al datore di lavoro le chiavi (che però non erano disponibili) dell’alloggio per potersi chiudere nella stanza durante la notte. L’imputato è accusato di violenza sessuale, stalking e lesioni, con l’aggravante dell’abuso di relazioni d’ufficio.


