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SAN MICHELE. Nelle ultime annate la produzione di olive nell'Alto Garda trentino ha registrato oscillazioni inusuali rispetto al passato a causa dell'alternanza di produzione, che ha interessato, oltre al Trentino, anche tutto l'areale olivicolo del Nord Italia e della Slovenia. Dopo una produzione elevata nel 2024, con 2.845 tonnellate di olive, ma con una resa in olio bassa (11% pari a circa 311 tonnellate di olio), ci si attendeva nel 2025 un'alternanza della fruttificazione.
Infatti il raccolto delle olive si è attestato solo su 793 tonnellate ottenendo circa 99 tonnellate di olio, con una resa media del 12,5%. Nonostante l'andamento stagionale sia stato favorevole, con assenza in primavera di gelate, discreta presenza di rami con gemme a fiore, e nessun problema sul corretto sviluppo delle drupe, la produzione finale è stata bassa.
A peggiorare la situazione si è aggiunta l'azione della principale avversità della coltura, ovvero la mosca dell'olivo. L'olivicoltura trentina si estende su circa 500 ettari, posizionando questa coltura al terzo posto dopo melo e vite, ed è caratterizzata da oliveti con superficie limitata, mediamente di circa 3.000 metri quadrati.
L'andamento meteorologico dei mesi estivi e autunnali è stato caratterizzato da temperature non eccessivamente elevate e piogge ben distribuite che hanno permesso uno sviluppo ottimale della produzione, ma anche della mosca olearia. Questo dittero negli ultimi anni evidenzia un picco di presenza primaverile che sta diventando la norma, segno degli evidenti cambiamenti climatici in corso, che mediamente fanno registrare temperature invernali più miti garantendo a questo insetto di svernare senza essere devitalizzato naturalmente dal gelo. Inoltre, in primavera l'elevata presenza di olive dell'anno precedente ancora in pianta facilita la reinfestazione nei frutti, costituendo il potenziale che originerà le generazioni estive di mosca dell'olivo.
Per questo motivo la tecnica della cattura massale, ossia l'esposizione in oliveto di specifiche trappole che attirano, catturano e devitalizzano le mosche adulte, è fondamentale per contrastare questo problema e va applicata in pianta già dal mese di marzo. Questa tecnica viene consigliata ogni anno in quanto si tratta di una pratica efficace e con limitato impatto tuttavia, per garantire l'efficacia, richiede il concorso di tutti gli olivicoltori nell'esposizione puntuale e tempestiva delle trappole.
Per quanto riguarda i metodi di contrasto alla mosca, a causa della limitata disponibilità di prodotti insetticidi a disposizione dell'olivicoltore e della loro ridotta efficacia, è sempre più importante il ruolo della sperimentazione per identificare soluzioni a basso impatto che permettano di produrre olive sane, premessa necessaria per ottenere un olio di oliva extravergine di elevata qualità. Oltre a questa fondamentale problematica, la Fondazione Mach si sta concentrando anche sul contrasto di altre patologie in forte espansione come la rogna dell'olivo, la gestione della cimice asiatica tramite la cattura massale, e le soluzioni per massimizzare la produzione di olive e di olio. Infatti, oltre alla conferma del ruolo della potatura per contrastare l'alternanza di produzione, si sta studiando come aumentare l'allegagione e la resa in olio extra vergine di oliva.
Anche di questi argomenti si parlerà il prossimo 19 febbraio, nell'ambito della consueta Giornata tecnica olivicoltura delle regioni produttive del Nord Italia e della Slovenia organizzata dal Centro Trasferimento tecnologico della Fondazione Mach presso l'Auditorium dell'oratorio di Arco e rivolta a tutti gli olivicoltori interessati.


