SAN MICHELE ALL'ADIGE. La Fondazione Edmund Mach punta su biosensori e intelligenza artificiale per rendere più efficiente la coltivazione di castagno e noce. Nei castagneti di Albiano e Storo e nei noceti del Bleggio sono stati installati sensori di precisione per raccogliere dati sui fabbisogni idrici e nutrizionali delle piante, con l'obiettivo di migliorarne la produttività e adattare la gestione agli effetti dei cambiamenti climatici.
 

L'iniziativa rientra nel progetto triennale BIG (Benessere in Guscio), finanziato con fondi del PNRR attraverso il Ministero dell'Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste. Il programma coinvolge, oltre alla Fondazione Edmund Mach, altri 14 partner tra enti di ricerca, imprese e associazioni e proseguirà fino al 2028.

Il progetto si sviluppa su tre filoni principali: la caratterizzazione genetica delle varietà e degli ecotipi locali, la realizzazione di modelli di gestione agronomica di precisione supportati dall'intelligenza artificiale e il recupero degli scarti di produzione, come foglie, ricci e potature, da riutilizzare secondo i principi dell'economia circolare.

«L'obiettivo – spiega Luisa Palmieri, ricercatrice dell'Unità di Biotecnologie dei Prodotti Naturali del Centro Ricerca e Innovazione della Fondazione Edmund Mach – è fornire al mondo produttivo linee guida e strumenti innovativi per una gestione sempre più efficiente e sostenibile di castagneti e noceti, mantenendo elevati standard qualitativi e valorizzando due colture caratteristiche del nostro territorio».

Al progetto collaborano anche il Comune di Albiano, il Miglioramento Fondiario di Albiano, l'Ecomuseo dell'Argentario, la Confraternita del Noce del Bleggio e il Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agro-Alimentari dell'Università di Bologna.