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Ultimo abbraccio a Katia

Aveva appena 43 anni

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Ha lottato per un anno contro la malattia, ma purtroppo non c'è stato nulla da fare. Saranno celebrati domani alle 15 a Spormaggiore i funerali di Katia Mottes, 43 anni. Lascia un grandissimo vuoto nelle comunità di Fai della Paganella, dove ha vissuto per vent'anni, ma anche nel suo paese d'origine, Spormaggiore, dove abitano i genitori, Mario e Angelina. Una donna forte, tenace, ma nello stesso tempo molto dolce.

«Non si è mai data per vinta durante quest'anno di cure, anche se ci sono stati momenti difficili e se è stata a lungo ricoverata», dice la figlia Veronica, di 24 anni. «In questo momento vorremmo ringraziare tutte le persone che le sono state vicine e i volontari dell'Anvolt che l'hanno molto aiutata. Lei era molto sollevata quando c'erano iniziative come la Pet therapy o la Clownterapia. La facevano stare meglio». La figlia ricorda le belle parole della dottoressa Magri, l'oncologa che l'ha seguita: «Dove non arriva la scienza arriva il cuore». E tanti parenti, amici e volontari ci hanno davvero messo il cuore per sollevare Katia, standole vicino fino all'ultimo. «Anche lei, come tutti, aveva i suoi difetti ma aveva una caratteristica bellissima: non si dimenticava mai nessuna ricorrenza, fosse un compleanno o un anniversario. Era sempre pronta con un regalino o qualcosa», la ricorda affettuosamente la figlia. Katia Mottes era diventata mamma giovanissima, ad appena 19 anni. «Aveva fatto tanti sacrifici, rinunciando anche all'università, e di questo gliene sono grata. Si era dedicata tanto alla casa, alla famiglia, stando vicino a me e a mia sorella Marianna che nata nel 2001. Tra le suo passioni c'erano i viaggi, la scoperta di nuove città e di nuovi posti». E poi il volontariato, il mettersi a disposizione degli altri. 

Da qualche anno Katia Mottes aveva un nuovo compagno, Saimon, con il quale aveva intrapreso un nuovo percorso di vita. La malattia ha purtroppo stoppato tutti i suoi sogni. «Ora, anche in questo momento così doloroso, vorremmo lasciare qualcosa di positivo. Per questo abbiamo chiesto di non portare fiori ma di fare donazioni all'Anvolt, associazione alla quale mia mamma era molto legata perché davvero queste persone offrono la cosa più preziosa che chiunque di noi può donare: tempo. Il valore delle relazioni è enorme e in questo periodo tutti noi lo abbiamo sperimentato».

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