CHIESE. Sta tornando l'incubo dell'orso nelle malghe? Antonello Ferrari, presidente dell'Unione allevatori della valle del Chiese, torna con la memoria a sette anni fa, quando si era nel pieno della buriana M49. Allora (una sera di giugno del 2019) il suo pastore a malga D'Arnò aveva sentito un rumore proveniente dallo stallone; era andato a vedere.Non fece a tempo ad arrivare sotto il finestrone che si vide piombare sulla testa l'orso in uscita dall'edificio. La fuga del malcapitato fu a perdifiato, magari senza troppo onore ma certamente veloce, verso la casina. E il terrore nei giorni successivi era palpabile. Abbiamo parlato di ritorno dell'incubo. Nei giorni scorsi abbiamo raccontato dello stesso terrore provato dal pastore dei Gussardi a malga Leno, in Val di Daone, dopo aver visto l'orso avvicinarsi alle sue pecore: tanto forte da chiamare che lo si venga a riportare a casa. Ma non c'è solo il Chiese.

Ora Ferrari si sente in dovere di esprimere la solidarietà ai colleghi della Val di Sole. «Ha già assaltato tre malghe e ucciso sette capi: possibile che non succeda nulla? Possibile che nessuno intervenga?». Ferrari solidarizza con gli allevatori solandri attraverso il presidente Sergio Panizza, e cita i guai più recenti: l'allevamento di Maso Stablum a Vermiglio e gli alpeggi di Comasine e Valpiana. «Ha ragione Panizza quando scrive che non è solo una questione di soldi. C'è il valore genetico degli animali e c'è il valore affettivo. Poi c'è la sicurezza delle persone. Nelle malghe ci sono i pastori, ma non è così raro che insieme a loro ci siano mogli e bambini».

E nel Chiese com'è la situazione? «Abbiamo i nostri grattacapi - esclama Ferrari - meno legati agli orsi rispetto ai tempi di Papillon, che aveva aggredito parecchie decine di capi in vari alpeggi; meno legati, ma non scomparsi: l'episodio della Val di Daone è un esempio. In compenso è arrivato il lupo. E poi c'è un problema irrisolto». Quale? «Il cinghiale». Proviamo a scherzarci, chiedendo se ha acquistato l'arco e le frecce. Ci guarda male il presidente degli allevatori. «Il cinghiale è un animale capace di fare dieci figli alla volta. Per quanti se ne eliminino si è sempre da capo».Che fare allora? «Credo sia giunto il momento di fermarci con le parole per studiare un intervento serio e condiviso dell'ente pubblico con le parti in causa. Dobbiamo essere consapevoli che fra uno slogan e l'altro, fra una contrapposizione e l'altra, la montagna rischia di rimanere senza malghe». G.B.