CAVRASTO. Si è conclusa oggi, domenica 8 novembre, la festa della noce del Bleggio. In programma c’erano le iniziative della Confraternita della noce, la biciclettata dell’Ecomuseo della Judicaria, le proposte enogastronomiche delle Pro Loco di Cavrasto e di Quadra, delle Donne Rurali e del Gruppo Alpini Bleggio, giochi pomeridiani e musica. Cavrasto è stata in festa, insomma, con visitatori arrivati da tutta la valle. Il prologo c’era stato venerdì sera con un bilancio: non quello della festa, che doveva ancora cominciare, ma quello della stagione.

Il bilancio della stagione

A tracciarlo, davanti ai soci della Confraternita riuniti nella nuova sede, la «Casa de la nos», sono stati il Magnifico console Rodolfo Brochetti e il tecnico della Fondazione Edmund Mach Rolando Del Fabbro. C’erano anche tre ospiti: Carmela Bresciani, presidente dell’Ecomuseo, Tommaso Martini, presidente regionale di Slow Food, e Christian Caliari, presidente dell’associazione nelle Giudicarie. Quest’anno infatti si festeggiano i dieci anni dall’ingresso della noce del Bleggio nei Presìdi Slow Food.

Del Fabbro ha ricevuto l’incarico nel 2023 e racconta la stagione partendo proprio da quell’anno, «da dimenticare». E la quarta annata? «Abbastanza positiva», commenta prudente. «La campagna sta sotto il cielo: i noceti del Bleggio non sono irrigati, perciò si aspetta ciò che arriva da lassù. La stagione va dall’1 aprile a metà settembre».

«La temperatura è salita oltre la media in particolare tra fine maggio e fine agosto, con settembre molto secco. Dal 19 agosto a metà settembre sono caduti 550 millimetri contro i 700 storici. L’assenza di pioggia favorisce la produzione: in California, patria delle noci, piove raramente. A impollinare le noci non sono le api, ma il vento».

Poi ci sono gli insetti nocivi, farfalline e mosche. «Un paio di dati: il 24 luglio del 2025 ne sono stati contati 15 sulle piante controllate, un anno dopo erano 80».

Produzione in crescita del 20%

E la produzione? Nella stagione 2026 è cresciuta del 20% rispetto al 2025. In parte il merito è dei nuovi impianti, che impiegano quattro anni per entrare in produzione. «Negli ultimi anni – racconta Del Fabbro – sono stati fatti 191 innesti». I risultati sono «28 Bleggiane e 37 Blegette». Solo? «Sì, perché la noce è molto difficile da innestare. Mandiamo le “marze” (le gemme, ndr) in Francia, dove le innestano e ce le rimandano».

La stima sulla produzione 2026 la fa Brochetti: «Siamo attorno ai 300 quintali di noci secche. Rispetto a uva, mele e ciliegie sono poca cosa. Attualmente nella zona sono coltivati a noce 10 ettari». Poca cosa anche rispetto agli anni Sessanta, quando la noce arricchiva il paesaggio del Bleggio e dintorni.

Dal Presidio Slow Food al Marchio qualità trentina

«La Confraternita – sottolinea Brochetti – ha il compito di far conoscere il prodotto attraverso la comunicazione. Insieme a Copag, la Cooperativa dei produttori giudicariesi, dobbiamo lavorare per ottenere il Marchio qualità trentina. Abbiamo puntato anche sulla Dop, ma per il momento le tempistiche ci hanno scoraggiato. Da dieci anni siamo Presidio Slow Food». 

«Il Presidio – osserva Tommaso Martini – nasce per permettere a un prodotto di non sparire: è la vicinanza a un prodotto che ha bisogno di essere presidiato». «Nelle Giudicarie – aggiunge Christian Caliari – ce ne sono tre: la Ciuìga del Banale, la Razza Rendena e la noce del Bleggio».

Per celebrare il decimo compleanno Martini e Caliari hanno consegnato a Rodolfo Brochetti una targa per i dieci anni di Presidio. E la festa ha potuto cominciare.