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RONCONE. Sono in pochi a spingersi così lontano, non solo in termini geografici ma soprattutto interiori. Eppure, dopo un anno sabbatico passato lontano da ogni forma di allenamento, Mattia Facchini, classe 1988, originario di Roncone e appassionato di ciclismo fin da giovanissimo, ha deciso che è giunto il momento di mettersi di nuovo alla prova. Nel 2024 era partito, affiancato dal collega di lavoro David Valerio di Baitoni, verso una delle avventure più iconiche sulle due ruote: la Northcape 4000.
Due biciclette da corsa attrezzate il giusto, un entusiasmo difficile da contenere e quel necessario pizzico di coraggio che trasforma il sogno in realtà. Il 20 luglio salgono in sella a Rovereto. Sedici giorni più tardi, dopo aver attraversato 4.300 chilometri e superato 31.000 metri di dislivello positivo, i due entrano nell'osservatorio di Capo Nord. È l'ultimo tratto di un viaggio che li ha condotti tra paesaggi spettacolari e selvaggi, dal Brennero alle immense pianure tedesche, dai laghetti della Svezia fino al villaggio di Babbo Natale in Finlandia, spingendosi ancora oltre, fino a quel lembo estremo di Norvegia che sembra toccare il cielo. Tra renne, freddo e caldo, con escursioni termiche tra gli 8 e i 40 gradi e una media impressionante di oltre 250 chilometri al giorno.
La meta appare come un miraggio che però, col passare dei chilometri, si fa sempre più reale. Ad accoglierli, verso il finale la visita a sorpresa degli amici Yuri e Simone, che percorrono 2.000 chilometri pur di sostenerli sul percorso. Dopo aver conquistato Capo Nord, i due devono fare i conti con la logistica del rientro: biciclette da imbarcare, cartoni, nastro adesivo e pazienza. Ma il riposo, per chi ha imparato a leggere il mondo tramite i pedali, dura poco. E così Facchini è di nuovo pronto a ripartire. Cambia il compagno, cambia il percorso, ma la determinazione rimane intatta.
Questa volta dividerà la strada con Davide Lorenzi di Lardaro. Il prossimo obiettivo è l'Italy Divide, percorso Classic: 1.300 chilometri e 2.200 metri di dislivello, dal cuore di Pompei fino a Torbole, questa volta in sella alle bici gravel, terreno ancora poco conosciuto per Mattia.
«Non avendo esperienza con la gravel ed avendo poco allenamento non so quanto ci metteremo a completare il percorso», racconta con quella sincerità che non nasconde l'incertezza, ma neppure la voglia di provarci. Come già accaduto nel 2024, non mancherà il tifo da casa: amici, familiari e appassionati pronti a seguirli e sostenerli, nonostante tutti quei chilometri di distanza dai loro luoghi, alleggerendo idealmente ogni fatica. In bocca al lupo, dunque, a Mattia e Davide e complimenti perché il bello delle imprese non sta solo nel traguardo, ma nel coraggio di puntarlo.


