CONDINO. La bicicletta è tornata protagonista della mobilità sostenibile e le amministrazioni investono milioni di euro nelle piste ciclabili. Eppure, sempre più spesso, finisce accatastata nei Centri di raccolta materiali (Crm), trasformandosi in un bene da sostituire anziché da riparare.

Basta fare un salto in un Crm per vedere decine di biciclette in attesa della rottamazione. Le motivazioni sono le più diverse: il bambino è cresciuto e la bici è diventata troppo piccola, si è acquistata una bici elettrica, oppure una semplice riparazione viene considerata troppo costosa o complicata. Un tempo, invece, il gommista o il meccanico di paese rimettevano in sesto quasi tutto. Oggi prevale la logica del "compra e sostituisci".

A ricordare che un'alternativa è possibile è Hector, che una decina di anni fa lavorava nella cooperativa Claster, nata nell'area artigianale Bic di Pieve di Bono. Il progetto coinvolgeva alcuni richiedenti asilo ospitati a Roncone, offrendo loro un'opportunità di formazione e lavoro attraverso il recupero delle biciclette destinate alla discarica.

«Raccoglievamo le biciclette buttate nei Crm, le sistemavamo e poi le rivendevamo. Quelle che non trovavano mercato qui venivano acquistate da un commerciante che le portava all'estero», racconta Hector. Secondo la sua esperienza, almeno sei biciclette su dieci potevano essere recuperate con interventi relativamente semplici.

L'attività della cooperativa è durata circa quattro anni, fino al 2018, quando il cambiamento delle politiche provinciali sull'accoglienza e il taglio dei finanziamenti destinati ai progetti di integrazione hanno portato alla chiusura dell'iniziativa. Poco prima della pandemia, anche quell'esperienza si è conclusa definitivamente.

Negli ultimi anni una parte delle biciclette è stata recuperata dalla cooperativa sociale Linfa Lab (già Cooperativa Sociale Lavoro), che nel capannone di Tione ha creato un centro dedicato al riuso di materiali e oggetti ancora utilizzabili. Tra mobili, libri, stoviglie e complementi d'arredo trovano spazio anche numerose biciclette.

«Per il momento non ne raccogliamo più - spiega il direttore Nicola Brochetti - perché dobbiamo prima trovare una destinazione a quelle già presenti nei nostri magazzini». Resta così aperta una domanda: ha davvero senso continuare a rottamare mezzi che potrebbero avere una seconda vita, magari anche in Paesi dove una bicicletta rappresenta ancora un bene prezioso?