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Pecore morte in Val Borzago:

l'Enpa chiederà di costituirsi

parte civile se ci sarà un processo

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L’Ente nazionale protezione animali (Enpa) chiederà di costituirsi parte civile nel processo relativo alla morte di 200 pecore nel luglio scorso in val di Borzago, in Trentino.

«Del gregge di 600 pecore - dice una nota dell’Enpa - affittate con la formula del “prestito”, come fossero attrezzi, per i contributi assegnati dalla Pac europea e dal Piano di sviluppo rurale provinciale, ne erano morte 200 in poco tempo, facendo scattare un’indagine da parte della Stazione forestale di Spiazzo Rendena». «Indagine che ha portato la vicenda in Procura e che rischia di scoperchiare un vaso di Pandora di interessi economici che si realizzano sulla pelle di poveri animali sfruttati, nell’indifferenza totale per le loro sofferenze».

«Questo caso - sottolinea la presidente nazionale dell’Enpa, Carla Rocchi - conferma che chi agisce contro gli animali pone al tempo stesso in essere comportamenti lesivi dei diritti della comunità. Se verranno confermati i sospetti relativi alla gestione dei fondi pubblici saremmo di fronte ad una catena di reati che si aggiungeranno a quelli contro gli animali configurando comportamenti da criminalità organizzata».

E’ stato affidato ai tecnici dell’Istituto zooprofilattico delle Venezie il compito di chiarire cosa abbia causato la morte di 180 pecore nei pascoli di Borzago, sopra Spiazzo Rendena.

Si tratta di quasi un terzo dei 600 ovini che, secondo i documenti, sarebbero arrivati il 6 luglio in Trentino dal Modenese.
Il meccanismo applicato in questo caso sarebbe quello del «prestito» di un gregge per il pascolo così da mantenere i contributi assegnati dalla politica agricola comunitaria europea e dal Piano di sviluppo rurale provinciale.

Uno dei due titolari dell’azienda agricola proprietaria delle pecore ha motivato la morte delle pecore con una serie di sfortunate coincidedenze. Nicola Daina, che con il fratello tramite la società Masera Srl è titolare del pascolo, ha spiegato: «Ci tengo a dire che le pecore non erano né abbandonate né lasciate vagare. Sul posto abbiamo due pastori pagati da noi, presenti tutto il tempo. Quando poi le pecore hanno iniziato a dare problemi, io sono intervenuto sul posto con il veterinario di zona della Asl, e con altri due veterinari esperti pagati da noi». Cosa è accaduto quindi? «Prima di tutto abbiamo avuto la sfortuna che, nel trasferimento da Modena a Borzago, si è rotto il camion e le bestie hanno dovuto sostare sei ore sotto il sole. Questo probabilmente le ha debilitate. Poi una volta in montagna hanno trovato una situazione climatica inusuale: di giorno faceva 30 gradi, di notte 2. Molte si sono ammalate in quel momento. Se poi aggiungiamo un attacco di simulidi, insetti parassiti pericolosissimi che propagano infezioni, il quadro è fatto».

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