FIEMME. Il Ministero della Salute comunica il richiamo di un lotto di formaggio prodotto dal Caseificio sociale Val di Fiemme Cavalese con sede a Ville di Fiemme. Si tratta di «Formae Val di Fiemme stagionato»: la partita interessata è la numero 26053 e lo stop alla commercializzazione del prodotto, come si legge sul sito del dicastero, è legato al riscontro della presenza di Escherichia coli Stec. Una positività al pericoloso batterio emersa a seguito del prelievo ufficiale eseguito dal Servizio veterinario. Da qui il ritiro dal mercato.

In tutto, come spiega il direttore dell'Unità operativa di igiene e sanità pubblica veterinaria dell'Asuit, Roberto Tezzele, sono interessate quindici forme di formaggio, del peso di circa dieci chili ciascuna.

«Noi facciamo dei controlli periodici nei caseifici e verifichiamo quanto hanno fatto in autocontrollo», precisa Roberto Tezzele. In questo caso, il primo test aveva dato esito negativo. «L'autocontrollo era a posto. La partita era stata controllata sulla cagliata, ma noi abbiamo fatto comunque il prelievo, riscontrando una positività. Una circostanza che può verificarsi. Purtroppo il lotto era stato già distribuito, quindi si è proceduto con il richiamo. Sono una quindicina di forme, tutte distribuite in provincia».

L'informazione viene comunicata a tutti i negozi e ai punti vendita in cui è stato commercializzato il formaggio. La normativa prevede inoltre che il numero del lotto venga pubblicato anche sul sito del Ministero, perché il prodotto potrebbe essere stato acquistato da consumatori che nel frattempo non si trovano più in regione.

Il formaggio risultato positivo all'Escherichia coli Stec è stato prodotto con latte crudo. «Si tratta di un formaggio parzialmente stagionato, avrà quattro o cinque mesi, ma sappiamo che questo non è un fattore di controllo - prosegue Roberto Tezzele -. Come abbiamo imparato ancora una volta, dobbiamo ricordare che, nonostante tutti i controlli rigorosi effettuati in provincia di Trento, il rischio che il batterio sia presente nel formaggio a latte crudo esiste sempre. L'aspetto più importante è non fare consumare questo prodotto ai bambini e alle persone fragili. Per fortuna oggi esiste anche un sistema di etichettatura molto efficace. I controlli riducono il rischio dell'80-90%, ma non possono eliminarlo del tutto. Pertanto è essenziale l'informazione. Questi batteri sono presenti in quantità limitata e non sono distribuiti in modo omogeneo nella massa del formaggio: l'esito dipende quindi anche dal punto in cui viene effettuato il prelievo. I controlli rappresentano un ostacolo alla diffusione dell'infezione, ma non possono azzerare completamente il rischio. L'unica misura davvero efficace resta evitare il consumo da parte delle persone più fragili», conclude Roberto Tezzele.