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TESERO. Da questa settimana, chi raggiunge il centro vaccinale a Lago di Tesero può trovare un ex calciatore professionista intento a somministrare le dosi che proteggono dal virus. Stiamo parlando di Domenico Volpati, campione d'Italia nel 1984/1985 con il magico Verona guidato da Osvaldo Bagnoli, dentista in pensione, di casa a Cavalese, con la Val di Fiemme nel destino.
Qui Volpati ha trovato l'amore, conoscendo e poi sposando Daniela, qui il Verona ha cominciato il suo cammino verso il tricolore (per anni i gialloblù svolsero il ritiro precampionato a Cavalese), qui l'ex campione ha aperto uno studio dentistico e ora si è messo a disposizione della comunità con un gesto che ritiene semplice e doveroso.
Dottor Volpati, ci spieghi come è nata l'idea di rendersi disponibile a somministrare i vaccini.
«È nata per senso del dovere e senso civico, in un momento di difficoltà come quello che stiamo vivendo. Qualche giorno fa ho incontrato il dottor Filiberto Zatelli e gli ho detto che se c'era bisogno di aiuto io sarei stato disponibile, dato che sono ancora iscritto all'Ordine dei medici, condizione essenziale per poter somministrare il vaccino».
Il suo gesto non è ovviamente passato sotto traccia.
«È saltata fuori una "bufera" mediatica che mi ha travolto, quasi esagerata e che non ho mai cercato (ne hanno parlato tutti i media italiani ndr). Ma se questo serve per sensibilizzare la campagna vaccinale, stimolare e dare entusiasmo alla gente che ancora non è convinta dell'utilità del vaccino, allora ho raggiunto il mio scopo».
Ce lo dica anche lei, quanto serve questo vaccino.
«È l'unico modo che abbiamo ora per uscire da questo lockdown eterno. Non smetterò mai di dirlo. Ogni cittadino ha oggi la possibilità di fare un qualcosa per il bene comune, ora dobbiamo prenderci ognuno le nostre responsabilità e pensare prima di tutto al bene degli altri».
Come sono stati i primi giorni al Centro del fondo di Lago di Tesero?
«Ho cominciato martedì ed è stata subito una giornata impegnativa. Da due anni non lavoravo e ormai ero abituato alla vita da pensionato. La difficoltà non sta tanto nel fare la puntura in sé, ma riguarda la preparazione: dei diversi vaccini e delle persone, alcune vogliose, altre preoccupate».
Come ha trovato il suo nuovo luogo di lavoro?
«Non è una grande struttura, si tratta di un luogo adattato allo scopo per cui viene utilizzato ora. Vaccinare è un impegno gravoso, ma ho trovato un gruppo di lavoro tosto e preparato».
Facciamo un salto indietro. Lei è stato un calciatore di alto livello. Un calciatore laureato è raro, medico poi... (si ricorda di Boranga, portiere del Cesena). Qual è stato il suo percorso di studi?
«Mi sono iscritto a Medicina all'Università di Pavia l'anno in cui andai a giocare alla Solbiatese in Serie C. Avevo 19 anni e all'inizio sono riuscito a dare gli esami più impegnativi. Poi nelle stagioni successive davo qualche esame qua e là, fino ai 38 anni, quando ho smesso di giocare e ho potuto concentrarmi solo sull'università. A quasi quarant'anni mi sono laureato, ma non avevo più tempo per proseguire con la specializzazione, così ho deciso di fare il dentista: per due anni nello studio di un mio amico a Novara, poi sono venuto in Trentino aprendo un'attività tutta mia, con uno studio in Val di Fiemme e uno a Termeno».
Che ruolo ha avuto la famiglia nel suo percorso?
«È stata molto importante, tanto che sono venuto a vivere nel paese di mia moglie, che conobbi proprio qui a Cavalese l'estate prima della vittoria del campionato. Sono completamente inserito nella comunità, quindi sento come naturale il mettermi a disposizione per somministrare i vaccini. Nella sofferenza delle persone bisogna dare una mano».


