MOENA. Torna, dal 20 al 22 settembre, il "Festival del Puzzone di Moena Dop"", che oltre alla località che dà metà del nome al Re dei formaggi trentini, coinvolge anche Soraga e Predazzo. La festa, dal programma fittissimo, rappresenta innanzi tutto l'occasione per fare il punto della situazione con Gianbattista Vanzo, presidente del Caseificio sociale di Predazzo e Moena che produce il Puzzone.

«La produzione è stabile, siamo annualmente sulle 40.000 forme, pari a circa 40.000 quintali di formaggio su una produzione totale di 53.000 quintali annui, che include altre tipologie di prodotto».

In questi anni è cresciuta la consapevolezza dell'importanza, anche culturale, di un prodotto tipico come il Puzzone? «Sì - risponde il presidente - ma la sua valorizzazione non ha seguito le nostre attese. Purtroppo la grande distribuzione organizzata non capisce lo sforzo che, in queste zone, gli allevatori devono fare per produrre il latte prima e i formaggi poi. Noi siamo dieci soci, disseminati tra Predazzo e Moena, più cinque conferitori. In questi anni, caratterizzati altrove dalla chiusura di molte stalle, qui si è invece manifestato un buon ricambio generazionale all'interno delle varie aziende. Ma il problema è da qui in avanti: se riusciamo a garantire un futuro degno ai giovani, bene; altrimenti sarà difficile continuare».

Serve, spiega Vanzo, che a un mondo fatto prima di tutto di passione si accompagni una equa remunerazione: «Fino a pochi anni fa, questa era sufficiente, ma i 65 centesimi al litro dello scorso anno non sono l'ideale, dovremmo essere almeno a 70-75 per far fonte alle spese di produzione e mantenimento».

Il Caseificio sociale fa parte del Concast-Trentingrana, che vende alla Gdo la maggior parte del prodotto. Ma la cooperativa ha deciso di affiancare a questo canale principale un marketing diretto, con l'apertura anche del nuovo bistrot a Ziano: «Stiamo cercando anche nuove soluzioni per il Puzzone di malga, vendendolo direttamente e tenendo più alto il prezzo di una produzione pregiata e che ha costi più alti. Parliamo di circa 1.200-1.300 forme all'anno, mentre anche per il Puzzone stagionato stiamo cercando di trovare nuovi canali di vendita diretti».

E il mercato dell'ospitalità, capisce cosa sta dietro la produzione del Puzzone? «Sempre di più - risponde il presidente - anche perché in questo settore abbiamo puntato sulla creazione di una figura interna, un addetto giovane che segue solo ristoranti e hotel di Fassa, Fiemme e non solo. Ci abbiamo creduto e i risultati stanno arrivando: se racconti una storia, fai capire cosa sta dietro a un prodotto, i risultati arrivano».