TRENTO. Robot autonomi, droni e intelligenza artificiale per osservare la fauna selvatica delle Dolomiti in modo sempre più preciso e meno invasivo. È l’obiettivo di WildBotics, il nuovo progetto europeo coordinato dalla Fondazione Bruno Kessler, che porta nell’ambiente alpino tecnologie già sperimentate nella savana africana, in Kenya, nell’ambito del progetto WildDrone.

Grazie a specifici algoritmi di intelligenza artificiale e alla fotogrammetria, è possibile ricostruire un singolo animale nello spazio tridimensionale, calcolandone posizione, orientamento e dimensioni. Il sistema consente inoltre di seguirne gli spostamenti nel tempo e di distinguere i diversi esemplari all’interno di un gruppo, aprendo nuove prospettive per lo studio delle popolazioni selvatiche.

«Utilizzando piattaforme robotiche equipaggiate con diversi sensori, esploriamo e studiamo ampi paesaggi forestali», spiega Fabio Remondino, coordinatore di WildBotics. Il cuore del progetto è rappresentato dalle soluzioni basate sull’IA, capaci di identificare automaticamente e in tempo reale specie e singoli individui e di effettuare misurazioni precise, riducendo la necessità di una presenza umana costante sul territorio.

Una dimostrazione delle nuove tecnologie si è svolta al lago di Nambino, in collaborazione con il Parco Adamello Brenta, il Muse e il Servizio Antincendi e Protezione Civile. Combinando le informazioni raccolte attraverso LiDAR, radar, sonar e Gnss, droni e piattaforme robotiche potranno orientarsi anche negli ambienti naturali più complessi, raccogliendo informazioni utili alla conservazione, al monitoraggio e alla gestione della fauna selvatica.