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VALLI GIUDICARIE. Con il fine settimana del 9 novembre si chiude la stagione delle feste dedicate nelle Giudicarie alla ruralità, feste con una doppia valenza: da una parte si arrampicano sul versante turistico (in particolare nelle zone come la Rendena, in cui si presta un’attenzione costante agli ospiti), ma sono anche occasioni di incontro sociale, soprattutto nelle zone e nei periodi in cui ospiti non se ne vedono troppi. Il 9 novembre è una data simbolica sul piano dell’agricoltura: infatti è a ridosso dell’11, ricorrenza di San Martino, il giorno per definizione scelto per la chiusura della stagione della campagna, quando i contadini ripongono gli attrezzi e si apprestano a passare il lungo inverno. La ruralità. Nelle Giudicarie sta vivendo negli ultimi anni uno sviluppo a macchia di leopardo.
Di sicuro è cresciuta nelle zone del basso Chiese coltivate a granoturco e nelle Esteriori delle patate. Di certo ha visto una rinascita della viticoltura, mentre la zootecnia è in perenne sofferenza. Però gli operatori turistici vendono il prodotto “ospitalità e campagna” puntando sulla genuinità: vera o posticcia, lo lasciamo decidere a ognuno. Il filone ha preso una piega all’insegna dell’abbondanza degli eventi. Che citiamo rischiando dimenticanze. In Rendena si parte ad agosto con la Festa dell’agricoltura di Caderzone e con la Festa del cavallo Haflinger e Noriker lì nei pressi, a Strembo. Settembre si apre con le giovenche di Pinzolo, prima di trasferirsi nel Chiese con la Desmontegada di Boniprati e Mondo contadino di Roncone. Trasferimento a Tione per l’Ecofestival, erede dell’Ecofiera di montagna, e tornare nel Chiese per il Festival della polenta di Storo. E le Giudicarie Esteriori, economia agricola per eccellenza?
Ecco la Festa dell’agricoltura in agosto, la Festa della patata a seguire, per arrivare alla Sagra della ciuìga in corso in questo weekend. L’ultimo appuntamento è in programma come detto fra venerdì e domenica prossimi, nel Bleggio, con la Festa della noce. E così abbiamo raggiunto la quadratura del cerchio. Se chiedi agli organizzatori ti diranno che dappertutto è stato un successo sia sul piano della partecipazione popolare che dell’organizzazione. Però, a guardarla in controluce, non è sempre andata benissimo. Ogni tanto la sensazione è che ci si comporti come il sindacato nelle manifestazioni: per gli organizzatori centomila in piazza, per la questura cinquantamila. Insomma, non tutte le ciambelle escono col buco.
Ogni tanto si avverte un po’ di stanchezza: sarà la formula che non cambia, sarà il meteo che non sempre è amico, sta di fatto che talvolta il pubblico è meno rispetto ai trionfali resoconti. E si è perso pure qualche anello della catena. Nel 2025, per esempio, è saltata la Sagra del marrone di Storo: “Problemi contingenti”, hanno sdrammatizzato gli organizzatori. Mettendola in positivo, questa lunga teoria di feste offre il significato della riscoperta della terra, nostra madre. E questo è bene.


