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TIARNO DI SOPRA. Emigrare, immigrare, accogliere. Parole che negli ultimi anni sono entrate con forza nel dibattito politico, spesso accompagnate da paure, contrapposizioni e luoghi comuni. Ma dietro i numeri e le definizioni ci sono persone, percorsi di vita e, soprattutto, scelte politiche che contribuiscono a determinare il modo in cui una società affronta i fenomeni migratori.
È stato questo il filo conduttore della discussione ospitata oggi a Tiarno di Sopra, in Val di Ledro, nell’ambito della Festa dello Spi Cgil del Trentino, il sindacato delle pensionate e dei pensionati che in provincia conta oltre 13 mila iscritti. Un confronto che ha messo al centro non soltanto le dinamiche migratorie, ma anche il linguaggio utilizzato per raccontarle, il rapporto tra immigrazione e sicurezza e le conseguenze concrete delle politiche di accoglienza.
Ad aprire l'incontro è stata la segretaria provinciale dello Spi, Claudia Loro, che ha evidenziato una contraddizione nel modo in cui il tema viene affrontato nel dibattito pubblico. «Di fenomeni migratori si parla molto, ma restano poco conosciuti», ha osservato, sottolineando come l'immigrazione sia diventata frequentemente uno strumento di contrapposizione politica e identitaria.
Secondo Loro, infatti, il racconto pubblico tende a concentrarsi sulla presunta pressione esercitata dagli stranieri, mentre molto meno spazio viene dedicato al contributo che le persone arrivate in Italia possono dare alla società e all'economia. Anche le parole, in questo senso, non sono neutre. La distinzione tra “mobilità”, utilizzata con un'accezione generalmente positiva quando si parla di cittadini dei Paesi ricchi che si trasferiscono all'estero, e “immigrazione”, spesso associata invece all'idea di un fenomeno da fermare o limitare, contribuisce a costruire una precisa percezione del fenomeno.
Una riflessione ripresa da Raffaele Crocco, giornalista e fondatore dell'Atlante delle guerre e dei conflitti del mondo, che ha posto l'accento proprio sulla necessità di restituire umanità alle persone che si spostano. «Gli esseri umani immigrano o emigrano», ha sottolineato, mettendo in guardia dall'uso indistinto del termine “migrante” quando questo finisce per trasformarsi in un'etichetta capace di mettere in secondo piano la persona.
Il punto, secondo Crocco, è anche politico: se chi si sposta viene percepito prima di tutto come un problema, diventa più semplice accettare l'idea che i suoi diritti possano essere messi in secondo piano. Da qui la necessità di guardare ai numeri nella loro interezza e di evitare letture allarmistiche. L'emigrazione, è stato ribadito durante l'incontro, riguarda innanzitutto persone e diritti umani e non può essere ridotta esclusivamente a una questione di sicurezza.
Proprio sul rapporto tra immigrazione e sicurezza si è concentrato l'intervento di Daniele Danesi del Centro Astalli, che ha invitato a distinguere tra le cause della marginalità e le sue conseguenze. Le situazioni di disagio non nascono necessariamente dall'arrivo di persone straniere, ma possono essere il risultato delle condizioni in cui queste persone vengono lasciate vivere.
Il riferimento è anche alla situazione trentina. «In Trentino non siamo di fronte a un fenomeno emergenziale», ha spiegato Danesi. Ma il problema, ha aggiunto, è che lasciare una persona per mesi, fino a diciotto, a vivere in strada finisce inevitabilmente per produrre conseguenze sia per l'individuo sia per la collettività.
A Trento, secondo i dati richiamati nel corso dell'incontro, sono circa 200 le persone che vivono attualmente in strada e che con ogni probabilità non riusciranno a entrare nei percorsi di accoglienza. Persone che, in molti casi, lavorano ma non dispongono di un livello di autonomia sufficiente per trovare una sistemazione stabile.
È qui che emerge una delle contraddizioni più forti messe in luce durante il confronto: un territorio che ha bisogno di lavoratori stranieri rischia contemporaneamente di non riuscire a garantire a tutti condizioni adeguate di accoglienza, autonomia e integrazione. Il lavoro, da solo, non sempre basta a costruire un percorso di inclusione se mancano una casa, servizi e una rete sociale.
La discussione della Festa dello Spi ha così riportato il tema migratorio dal terreno della contrapposizione politica a quello delle responsabilità concrete. Le condizioni in cui le persone vivono non sono inevitabili: dipendono anche dalle decisioni assunte dalle istituzioni e dalle politiche messe in campo.
Alla mattinata sono intervenuti anche il segretario generale della Cgil del Trentino, Andrea Grosselli, e l'assessora alle Politiche sociali del Comune di Ledro, Maria Teresa Toniatti.


