TORBOLE. Si chiama Khadija Berriria, è italiana di seconda generazione, marocchina di nascita, e a 44 anni sta coronando il suo sogno: prendere un diploma. «Quando i miei mi hanno portato in Italia hanno pensato a farmi lavorare, non a studiare. E mi è sempre rimasto quel buco, quella voglia di avere un pezzo di carta per non essere sempre chiamata da tutti "quella con la scopa in mano". Non mi vergogno di aver fatto la donna delle pulizie però sono riuscita a iscrivermi alle serali al Floriani, arrivare all'esame di maturità e continuare a lavorare diventando anche responsabile».

È una donna felice, adesso, Khadija. Che incrocia le dita perché la sua notte prima degli esami è ancora lunga (mancano gli orali) e la condivide con ragazzi che hanno l'età di uno dei suoi tre figli. E da trent'anni lavora al camping Al Porto di Torbole. «È la mia seconda famiglia, mi trovo bene e organizzo dal buffet all'accoglienza e cerco di mandare alle serali i ragazzi che lavorano con me e non hanno studiato. Perché studiare è importante, quel pezzo di carta è importante». Anche per evitare di essere bullizzati, o quasi. «Per anni hanno continuato a chiamarmi donna delle pulizie e volevo una rivalsa, volevo un diploma e ce l'ho messa tutta».

Khadija non vede l'ora di finire la maturità. «Sì, e la vorrò dedicare a tante donne che hanno passato questo, che lavorano e non vengono giudicate per quello che valgono ma solo perché non hanno studiato. Sono nata in una cultura diversa da quella in cui sono cresciuta. Mio padre ha scelto per me un nuovo percorso di vita portandomi in un altro Paese. A 16 anni ho iniziato a lavorare nella stessa azienda in cui lavoro oggi. Quel posto è diventato la mia seconda casa e una scuola di vita».

Ovviamente quanto fatto in questi decenni non lo rinnega affatto. «Per niente. Ho iniziato come donna delle pulizie, un lavoro che mi ha insegnato dignità, sacrificio e rispetto per ogni ruolo. In 30 anni sono cresciuta: barista, cucina, governante, fino ad arrivare ad essere responsabile di diversi settori, occupandomi di personale, organizzazione, fornitori e formazione. Non ho mai smesso di imparare: ho frequentato corsi e ottenuto certificazioni, tra cui quella di mediatrice linguistica e culturale, per essere un ponte tra persone e culture diverse. A volte però la crescita non cancella l'etichetta che qualcuno ti mette addosso. Per alcuni rimani "la donna delle pulizie", senza vedere il cammino fatto».

Da qui lo stimolo a iscriversi alle scuole serali. «Sì, un giorno, ferita da alcune parole ma con tanta voglia di completare un sogno, sono entrata all'istituto Floriani di Riva del Garda e mi sono iscritta. La segretaria mi disse: "Stai tranquilla, andrà tutto bene". E la ringrazio per questo, come ringrazio il bidello sempre sorridente che mi ha dato coraggio mentre camminavo lungo quei lunghi corridoi».

All'orale ci arriva con una tesina di italiano in cui ha inserito i suoi autori preferiti collegandoli alla sua vita. «Ho parlato di Italo Svevo perché "La coscienza di Zeno" l'ho vista nel mio passato. Poi ci sono Gabriele D'AnnunzioGiovanni Verga e Giovanni Pascoli: tutti hanno rispecchiato la mia vita».

Il cammino scolastico di Khadija è stato sostenuto soprattutto da due docenti: «Ringrazio il professor Alessandro Venturi per il suo ascolto e sostegno e la professoressa Lucia Trettel perché mi ha aiutata a collegare l'economia aziendale alla mia esperienza professionale».

La maturità a 44 anni è un traguardo importante: «Questo diploma rappresenta sacrificio, coraggio e una promessa mantenuta con me stessa: non permettere a nessuno di definirmi con un'etichetta. Non conta da dove partiamo ma la forza con cui scegliamo di andare avanti. La mia strada è iniziata con una scopa in mano ma quella scopa è stata il primo passo con cui ho costruito il mio futuro».