LEDRO. Dal 20 agosto gli esperti del Muse di Trento sono tornati a "tessere" le reti di Bocca di Casèt, a Tremalzo, aprendo così le porte agli uccelli migratori della stagione 2026. Quest'anno il "Progetto Alpi" - nel quale si inserisce la stazione di inanellamento e monitoraggio sita in val di Ledro - festeggia il suo primo trentennio di attività dedicata allo studio della migrazione dei volatili attraverso una rete di 10 stazioni posizionate nell'arco alpino, dal Friuli al Piemonte.

Sabato il Muse, che raccoglie i dati a Casèt e a Passo Broccon (Tesino), ha deciso di ripercorrere la storia progettuale assieme ad esperti internazionali in un workshop ledrense riservato allo staff delle due stazioni di inanellamento. Ad ascoltare le metodologie dei colleghi oltralpe Ivan Maggini (Vogelwarte Austria), Jan von Rönn e Lukas Jenni (Swiss Ornithological Institute) vi sarà anche Alessandro Franzoi, ornitologo del Muse.

Alessandro, perché è importante monitorare i volatili?

«In primis, per ottemperare alle direttive europee che ci richiedono specifici monitoraggi riservati alla fauna migratrice. Al di là di questo, studiare le rotte migratorie che attraversano le Alpi fornisce una profonda conoscenza delle specie che vivono i diversi ambienti; ciò ci consente di scoprire cosa fanno, come e dove sostano, come ingrassano e come affrontano viaggio. Inoltre, otteniamo informazioni con cui costruire i trend numerici sull'andamento delle varie popolazioni, a scala continentale».

In questi 30 anni, quali differenze sono emerse?

«Alcune specie sono riuscite a modificare le proprie abitudini sul piano temporale, ritardando la data di passaggio o prolungando il periodo di migrazione in autunno: le popolazioni nord-europee aggiungono una covata allungando la stagione riproduttiva prima del volo verso l'Africa. Tra queste quelle di bosco come il pettirosso, uccelli che hanno visto aumentare il proprio habitat a seguito dell'abbandono umano delle zone agricole più rurali, favorendo l'espansione boschiva, e un ottimale fattore climatico, con l'estate più lunga (le loro covate da due diventano tre). Ciò si ripercuote sulla catena alpina, barriera ecologica che i volatili sono chiamati ad attraversare arrivando dal bacino del Baltico e volando verso sud-ovest in direzione della penisola iberica. A Bocca di Casèt la migrazione inizia a luglio per alcune specie, ma noi ci focalizziamo sulla "coda" analizzando il picco delle migrazioni transariane, fino al loro esaurimento. Catturiamo parecchie balie nere o codirossi comuni».

La causa sono i cambiamenti climatici?

«Sicuramente, e alla risposta che le diverse specie riescono a dare, quelle citate riescono ad adattarsi mentre altre presentano un declino su scala europea, come le specie di prato e ambienti aperti. A diminuire sono lo stiaccino e l'averla piccola (necessita di alta tutela), li osserviamo sempre meno».

Come si è inserito Casèt nel "Progetto Alpi"?

«Le prime attività risalgono al 1992, quando la Provincia di Trento ne fece il centro di ecologia alpina tentando le prime catture ad inanellamento. Dal 1996 la gestione di Casèt passò al Museo tridentino col progetto ideato da Paolo Pedrini e Fernando Spina e dal 1997 al Muse di Trento, anno in cui prese avviò il "Progetto Alpi" ideato l'anno precedente con Ispra. Inizialmente le stazioni erano più di 40, operavano in brevi periodi per capire quali zone fossero le più adeguate all'osservazione. Oggi sono 10, dal Friuli al Piemonte, attive dalla fine di agosto alla fine di ottobre per raccogliere dati in maniera standardizzata. Misuriamo caratteristiche riguardanti le dimensioni (lunghezza ala, peso) e aspetti fisiologici (accumulo grasso, muscolo pettorale) che ci forniscono lo stato di salute degli uccelli. Oltre al personale museale non mancano gli appassionati volontari che ci aiutano, formati per effettuare gli inanellamenti».

E per i prossimi 30 anni?

«Desideriamo monitorare sempre più a lungo il periodo migratorio, ciò ci consentirà di misurare cambiamenti temporali e fisici. Non migrano solo gli uccelli, ma anche i chirotteri (pipistrelli) e gli insetti: potremmo pensare di osservarli. A questo si somma il ruolo formativo per gli aspiranti inanellatori, poiché tale mestiere ha bisogno di manovalanza e preparazione per maneggiare gli animali e posizionare in modo adeguato le reti. Sono tanti i giovani interessati, non a caso le nostre stazioni rientrano nell'Euring Exchange, una sorta di erasmus per inanellatori».