TRENTO. Il Trentino si posiziona al decimo posto in Italia per le cure ai cittadini nel quadro delle prestazioni sanitarie dei Livelli essenziali di assistenza (Lea).

L'Emilia Romagna è la prima Regione italiana in questo ambito, cioè per le prestazioni sanitarie che le Regioni devono garantire ai cittadini gratuitamente o attraverso il pagamento di un ticket.

Tra le prime dieci Regioni nella classifica relativa al decennio 2010-2019, nessuna è del Sud. È quanto emerge dall'analisi della Fondazione Gimbe sugli adempimenti, in base ai dati del Report annuale pubblicato dal ministero della Salute sul 'Monitoraggio dei Lea attraverso la cosiddetta Griglia Lea'.

Secondo posto per la Toscana (91,3%), quindi Veneto (89,1%), Piemonte (87,6%), Lombardia (87,4%), Umbria (85,9%), Marche (84,1%), Liguria (82,8%), Friuli Venezia-Giulia (81,5%) e appunto Provincia autonoma di Trento (78,8%).

In Trentino "il 21,2% delle risorse assegnate alla Provincia nel periodo 2010-2019 non ha prodotto servizi per i cittadini, ponendosi comunque sotto la media nazionale (24,3%)".

La provincia di Bolzano si posiziona invece al penultimo posto, davanti solo alla Sardegna e dietro la Campania, tra le regioni e le province autonome.

Nel decennio 2010-2019, riferisce Gimbe, la percentuale cumulativa degli adempimenti della Provincia ai Lea è del 57,6% (media Italia 75,7%). Ciò significa, commenta Gimbe, che "il 42,4% delle risorse assegnate alla Provincia nel periodo 2010-2019 non ha prodotto servizi per i cittadini, ponendosi sopra la media nazionale (24,3%)".

Agli ultimi sei posti, oltre alla Sardegna, Bolzano, Campania (58,2%), Calabria (59,9%), Valle d'Aosta (63,8%) e Puglia (67,5%). Nella prima metà della classifica si posizionano dunque solo due Regioni del centro (Umbria e Marche) e nessuna Regione del sud, a riprova dell'esistenza, conclude Gimbe, di una "questione meridionale" in sanità.

Dall'analisi Gimbe emerge che il 24,3% delle risorse assegnate nel periodo 2010-2019 non abbia prodotto servizi per i cittadini, con un range tra le Regioni che varia dal 6,6% dell'Emilia-Romagna al 43,7% della Sardegna.

"Si tratta di una vera e propria 'pagella' per la sanità - afferma Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe - che permette di identificare Regioni promosse (adempienti), pertanto meritevoli di accedere alla quota di finanziamento premiale, e bocciate (inadempienti)".

Le Regioni inadempienti sono sottoposte ai Piani di rientro, strumento che prevede uno specifico affiancamento da parte del ministero della Salute che può sfociare sino al commissariamento della Regione.

Non sono sottoposte alla verifica degli adempimenti Friuli Venezia-Giulia, Sardegna, Valle D'Aosta e le Province autonome di Trento e di Bolzano.