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Il quadro è cambiato,

torniamo a votare

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Il quadro è cambiato, torniamo a votare

Le elezioni europee e le successive amministrative, dopo le politiche del 4 marzo 2018, certificano la non corrispondenza tra eletti in Parlamento ed elettori. Il Movimento 5 Stelle, forte di 226 unità alla Camera e 116 al Senato, si è progressivamente evaporato eppure in Parlamento rappresenta la maggioranza relativa. Il nostro sistema parlamentare non prevede rimedi se non il ricorso a elezioni anticipate dato che i Governi si formano in Parlamento. In questa tornata si è già passati da due Governi, sostenuti da maggioranze diverse, seppur a guida dell’avvocato del popolo. Si possono ipotizzare altre soluzioni al posto del M5S? Penso che i parlamentari, che con il 29 marzo vedranno ridotto il numero dei seggi, faranno di tutto e di più per conservare la poltrona, ma è costituzionale questo? Risponde al bene comune o piuttosto all’interesse personale di pochi? Io credo che, come molti costituzionalisti sostengono, sia più corretto e interprete del sentimento popolare il ricorso a elezioni anticipate. Nelle more siamo tornati al bipolarismo e chi vincerà garantirà al Paese una maggioranza stabile per l’intera legislatura.

Paolo Rosa - Trento


 

Vero: siamo tornati al bipolarismo.

La terza via di cui parlò a suo tempo anche al festival dell’economia di Trento colui che la teorizzò (il professor Anthony Giddens) non c’è più. Gli elettori, che amano semplificare ben più di quanto lo facciano i partiti, hanno di fatto resuscitato centrodestra e centrosinistra. Ma noi italiani siamo così: cambiamo spesso. Prima c’era il pentapartito (figlio di vari governi di coalizione che l’avevano preceduto), poi c’è stato il crollo dei partiti tradizionali (leggi Tangentopoli), poi siamo passati più di una volta dal bipolarismo con un paio di varianti, poi abbiamo sposato il tripolarismo (con tre forti sconfitti o con tre deboli vincitori, a seconda dei punti di vista). Di fatto, noi amiamo però le sfumature e i distinguo e forse solo il sistema proporzionale puro potrebbe rappresentarci. Se valesse però la regola che evoca lei, si andrebbe a votare ogni volta che cambiano gli equilibri anche nel mio condominio.

Continuiamo a confondere ogni sfida elettorale con un’altra: le comunali che influenzano le politiche, le regionali che stravolgono le comunali, le europee che fanno saltare uno o più segretari di partito... Il presidente Mattarella è il garante della Costituzione ed è anche un fine giurista e un ex giudice costituzionale. Conosce bene la carta e sa bene che prima di far tornare al voto gli italiani deve verificare, con le consultazioni, se vi sia una maggioranza in Parlamento. La verifica, in due momenti diversi (dopo il voto e poi - semplifico - dopo il divorzio fra Conte e Salvini), ha dato due esiti diversi. Ma una maggioranza in Parlamento c’è. Ed è giusto che governi. Poi, siamo chiari, tutti i parlamentari di ogni colore e di ogni stagione sono affezionati alla poltrona. Ma il punto non è questo: il punto è garantire governabilità (se questo è possibile) all’Italia. Se l’impresa riesce, è davvero meglio per tutti. Se non riesce - e su questo Mattarella è stato chiarissimo - l’unica alternativa sono le elezioni anticipate. Lei parla infine di maggioranza stabile. Mi lasci dire che è una parola sconosciuta - da sempre - al nostro Paese.

a.faustini@ladige.it

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