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Gli industriali: in Trentino

a rischio diecimila posti

«La Provincia faccia di più»

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«La Banca d'Italia valuta che, con la fine del blocco dei licenziamenti, in Trentino verranno meno 10.000 posti di lavoro. Il 27% delle famiglie fatica a risparmiare, il 13% è in grande difficoltà.

L'inclusione sociale è la priorità di questa crisi». Lo ha detto ieri nell'assemblea di Confindustria Trento il presidente Fausto Manzana. Che ha definito debole la manovra della Provincia: «Servono grandi opere compatibili con un ambiente antropizzato. Dobbiamo investire su politiche attive del lavoro, scuola e giovani».

E intanto la tregua sul mercato del lavoro di luglio e agosto si ferma in settembre. Le assunzioni tornano a calare rispetto all'anno precedente, e il recupero dei posti persi (da 12.000 in giugno a circa 4.300 in agosto) si arresta e anzi cambia tendenza.

Dopo la ripresa dei mesi di luglio e agosto - che aveva mitigato la forte caduta delle assunzioni tra marzo e giugno, dovuta al provvedimento di chiusura delle attività adottato per contrastare gli effetti da Coronavirus – nel mese di settembre la domanda di lavoro delle imprese torna negativa.

Rispetto a settembre 2019 si registrano, infatti, 1.204 assunzioni in meno per una variazione del - 4,5%, anche se quasi tutto il del calo si rileva in agricoltura, settore il cui bilancio per la raccolta della frutta (mele) si fa in ottobre. In sofferenza rimane invece il settore secondario, con un calo di assunzioni soprattutto nel manifatturiero, mentre la crescita delle assunzioni nel terziario si deve al proseguimento della dinamica positiva nei pubblici esercizi e all'aumento rilevato negli altri comparti del settore (in particolare rispetto a settembre dell'anno prima si registrano 1.112 assunzioni in più nel comparto dell'Istruzione).

Nel più lungo periodo, il dato risulta saldamente attestato in negativo. Rispetto ai primi nove mesi dell'anno primaci sono 14.217 assunzioni in meno e una variazione negativa della domanda di lavoro delle imprese dell'11,8%. Nel terziario, le 12.138 minori assunzioni dei primi nove mesi dell'anno corrispondono a un ridimensionamento percentuale del 15,2%. Il comparto dei pubblici esercizi grazie alla crescita nei mesi estivi non è più quello in maggiore sofferenza e rispetto a gennaio-settembre del 2019 cala di 5.806 assunzioni e del 17,7%. Peggiore, pur solo in termini relativi, è la flessione delle assunzioni nel commercio (-19,7% per 1.430 unità in meno), mentre si mantiene migliore la dinamica nei servizi alle imprese (-13,4% e -1.079) e grazie all'aumento dell'ultimo mese di settembre, negli altri comparti del settore (-12,1% e -3.823).

Per quanto riguarda i saldi occupazionali, alle 106.695 assunzioni dei nove mesi del 2020, sono corrisposte 105.086 cessazioni lavorative, una differenza che vede le prime prevalere in numero di 1.609. Tra gennaio e settembre dell'anno prima il saldo era stato ben più positivo, e le maggiori assunzioni erano state 6.076. Il saldo occupazionale quindi resta negativo in gennaio-settembre del 2020 rispetto al gennaio-settembre del 2019 di circa 4.400 unità.

Le donne sono state le più penalizzate sia in valore assoluto che per calo percentuale, con 7.393 assunzioni in meno (-12,9%). Male anche gli stranieri, le cui assunzioni sono calate di 6.123 (-15,5%). Le assunzioni degli italiani sono diminuite di 8.094 unità ma solo del 9,9%.

Per età la fascia più penalizzata è stata quella dei 30-54enni (-8.533 assunzioni). Ma vanno male anche i giovani fino a 29 anni (-4.959 unità) e gli over 54 (-725).
Il tempo indeterminato in senso stretto diminuisce di 1.541 assunzioni e del 15,5%. Calano le trasformazioni dei contratti a termine in tempo indeterminato del 25%. A. Con.

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