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Aumentano i turisti dalla Russia

ed anche l'interscambio,

resta il problema sanzioni

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Nel 2018 il territorio trentino ha registrato 30.800 arrivi dalla Federazione russa, con una presenza stimata di oltre 159.700 cittadini russi, in particolare nella stagione invernale. Il dato è stato comunicato dal presidente di Conoscere Eurasia, Antonio Fallico.
Secondo quanto emerso nel corso del seminario italo-russo di Trento, lo scorso anno gli arrivi sono aumentati dell’11,4% rispetto allo stesso periodo del 2017, mentre le presenze sono cresciute del 9,5%.
«La Federazione russa rappresenta una grande opportunità di espansione del mercato italiano e di quello trentino. I russi, in particolare, mostrano un’attenzione costante nei confronti del nostro territorio. Su questo ambito, che può rappresentare una stampella all’export in un momento difficile, intendiamo investire maggiormente con Trentino Marketing», ha detto al riguardo l’assessore allo sviluppo economico della Provincia di Trento, Achille Spinelli.

Non solo turismo, però: nel primo semestre del 2019, l’interscambio commerciale tra il Trentino Alto Adige e la Federazione russa è cresciuto dell’8,7%, superando i 62 milioni di euro.

Il dato si deve all’incremento delle importazioni, aumentate del 105% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, per un valore pari a 21 milioni di euro. In diminuzione l’export, che registra un decremento del 12,2% rispetto al 2018, attestandosi a 41,3 milioni di euro. I dati sono stati presentati oggi in occasione del quinto seminario italo-russo di Trento, promosso dall’associazione Conoscere Eurasia e tenutosi al Castello del Buonconsiglio.

Secondo quanto prospettato dal presidente Antonio Fallico, a perdere maggiormente sono le imprese trentine (-18,6%), con un valore delle esportazioni pari a 20,5 milioni. Bolzano perde invece il 5% delle vendite in Russia, arrivando a 20,8 milioni.
Tra i settori in negativo a livello regionale vi sono l’export di macchinari e apparecchi (-31,5%) e l’elettronica (-62%). Crescono invece i prodotti alimentari e le bevande (+36,5%), per un valore di circa 5,2 milioni di euro.

Il problema, però, sono le sanzioni economiche ancora attive verso la Russia dopo i fatti della Crimea. «Le attuali restrizioni del mercato ci mettono in difficoltà. La politica deve mettere gli imprenditori nelle condizioni di lavorare, normalizzando i rapporti con la Federazione russa» ha detto il vice presidente di Confindutria Trento, Lorenzo Delladio.
«Cinque anni di sanzioni hanno portato ad un brusco rallentamento del mercato, falsando le dinamiche commerciali e rallentando la crescita», ha precisato.

«Noi lavoriamo con qualsiasi governo liberamente e democraticamente eletto, o formato in ambito parlamentare. Dispiace per la perdita di tempo causata dal cambio di Governo, ma partiamo da una posizione di continuità. Siamo pronti a lavorare con il nuovo Governo italiano sui progetti già avviati dopo la visita di Giuseppe Conte in Russia e quella del presidente Vladimir Putin in Italia, lo scorso luglio». ha detto l’ambasciatore della Federazione russa in Italia Sergey Razov.

«La Federazione russa segue con grande attenzione gli eventi interni all’Italia, che hanno poi riflesso sulla politica estera del Paese. Ma noi non interveniamo in alcun modo», ha aggiunto.

Sulla questione delle ingerenze russe nella politica italiana, Razov ha parlato di «fantasie». «I media continuano a insistere su questo aspetto. Nulla alimenta la fantasia come l’assenza di fatti. Noi accettiamo le esigenze di un governo democratico, e rispettiamo la libertà di stampa. Ma deve esserci una responsabilità da parte dei giornalisti, che hanno effetti su milioni di persone», ha sottolineato Razov. «Non vediamo antagonisti in Italia alla Russia. Con Conte vi sono ottimi rapporti, come dimostrato dall’ultimo incontro con il presidente Vladimir Putin, durato oltre 5 ore», ha proseguito.

Sul fronte economico, Razov ha ribadito la volontà di migliorare le relazione tra i due Paesi. «Il nostro compito in Italia è quello di sviluppare nuove relazioni e migliorare continuamente quelle esistenti. Dal punto di vista economico andiamo verso rallentamento, dovuto alla contrapposizione tra gli Stati uniti e la Cina e all’incertezze del mercato petrolifero. Ci sono però i presupposti per una ripresa», ha concluso.

 

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