TRENTO. Come rendere più sostenibili i piccoli allevamenti ovicaprini e rafforzare le filiere agricole di montagna? È la questione al centro dell'interrogazione a risposta scritta presentata dal consigliere provinciale Claudio Cia, che chiede alla Giunta di valutare la possibilità di definire una disciplina provinciale dedicata ai piccoli macelli di ovini e caprini.

L'obiettivo è capire se, nel rispetto delle norme igienico-sanitarie, sia possibile favorire la presenza di strutture di macellazione di prossimità, accessibili anche alle aziende di dimensioni contenute. Una soluzione che, secondo il consigliere, potrebbe consentire agli allevatori di completare sul territorio le diverse fasi della filiera, riducendo la necessità di trasferire gli animali verso impianti lontani e valorizzando le produzioni locali.

I numeri richiamati nell'interrogazione restituiscono il peso del comparto in Trentino: al primo dicembre 2024 risultavano presenti 37.269 ovini e 9.940 caprini, per un totale di 47.209 capi. Un patrimonio zootecnico legato soprattutto alle aree rurali e montane, per il quale la disponibilità di strutture adeguate rappresenta un elemento importante nella gestione delle attività e nella commercializzazione delle carni.

Uno dei nodi evidenziati riguarda la sostenibilità economica degli impianti. Per una singola azienda di piccole dimensioni, realizzare e mantenere un macello può risultare difficile. Una struttura condivisa, invece, potrebbe servire più allevatori dello stesso territorio o appartenenti alla medesima filiera, distribuendo i costi e rendendo il servizio più accessibile.

L'interrogazione non propone di abbassare le garanzie sanitarie, ma chiede di verificare quali margini di adattamento siano già previsti dalle normative europee e nazionali. In particolare, Cia richiama l'Intesa Stato-Regioni del 31 maggio 2007, che contempla la possibilità per Regioni e Province autonome di prevedere, a determinate condizioni, deroghe al requisito delle stalle di sosta o dei recinti di attesa per gli stabilimenti a ridotta capacità produttiva. La domanda rivolta alla Giunta è se la Provincia autonoma di Trento abbia già adottato provvedimenti in questo ambito e quali strumenti siano concretamente applicabili.

Tra gli aspetti da chiarire figurano anche i requisiti strutturali e organizzativi degli impianti: dalla separazione degli spazi destinati alla macellazione rispetto a quelli dell'allevamento, fino alle aree di attesa, alla refrigerazione, al lavaggio dei mezzi e alla gestione dei sottoprodotti. L'obiettivo è comprendere se tali requisiti possano essere dimensionati in modo proporzionato alla capacità produttiva, senza compromettere la sicurezza alimentare.

Un altro punto riguarda i modelli già sperimentati fuori provincia. L'interrogazione richiama l'Alto Adige, dove, secondo quanto riferito nel dibattito consiliare del settembre 2025, oltre al macello di Bolzano e ad altri sette impianti operavano 35 piccoli macelli. Vengono inoltre citate le unità mobili presenti sul territorio altoatesino, collegate a stabilimenti riconosciuti, e l'esperienza del progetto SAIMarche, che ha sviluppato un prototipo di mattatoio mobile per la macellazione itinerante di ovini e suini nelle aree interne. Soluzioni differenti che, secondo il documento, meritano di essere valutate anche rispetto alle esigenze del Trentino, considerando organizzazione, autorizzazioni e sostenibilità economica.

La questione si intreccia con quella dei finanziamenti. L'interrogazione richiama gli strumenti della Politica agricola comune 2023-2027 e i bandi per gli investimenti produttivi, compresi quelli legati alla strategia Leader del Gal Trentino Orientale. Cia chiede di chiarire se le misure disponibili siano effettivamente utilizzabili per realizzare o adeguare impianti collettivi destinati a più aziende, considerando i vincoli previsti per la trasformazione e la commercializzazione dei prodotti aziendali.

La Giunta è chiamata anche a fornire un quadro dei flussi della filiera ovicaprina provinciale: quanti animali vengano macellati in Trentino, quanti siano trasferiti fuori provincia e quali siano le altre principali causali di uscita registrate nella Banca dati nazionale. Informazioni ritenute necessarie per valutare il fabbisogno reale di strutture sul territorio.

La richiesta conclusiva è di verificare la possibilità di predisporre, con il coinvolgimento delle strutture provinciali competenti in materia agricola e sanitaria e di Asuit, un quadro tecnico e amministrativo specifico per i piccoli macelli ovicaprini. La proposta prevede anche un percorso preliminare che permetta agli operatori di conoscere i requisiti applicabili e gli interlocutori competenti prima di affrontare investimenti rilevanti, fermo restando il successivo iter formale per il riconoscimento e l'autorizzazione degli impianti.