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BOLZANO. «Guardi, è più facile incanalare le mucche lungo un sentiero piuttosto che le persone». Se la ride, per non piangere, Georg Rabanser. È uno dei quattro proprietari dei terreni sul Seceda, dove nel periodo da maggio ad ottobre si esplica quel fenomeno da turismo di massa che porta in media 3mila persone al giorno (condizioni meteo permettendo) - «ma con punte di 5-6mila persone», si affretta a precisare - che vanno ad ammirare il panorama: dalle Odle al Sella, dal Sassolungo al Sassopiatto. Più in generale una buona fetta di Dolomiti.
«Insieme a me Josef Dorfmann e Martin Moroder», ancora Rabanser. Sono tre dei 4 proprietari terrieri: hanno affidato all'avvocato Thomas Kofler dello studio legale Meinhard Durnwalder la stesura di uno scritto sulla loro posizione, dopo aver messo il tornello lungo il sentiero, per fare pagare un obolo. Tornello a mo' di provocazione, che non è più in funzione. «E per ora non lo sarà, poi vedremo».
«I proprietari dei prati di pascolo che si trovano sul Seceda nel comune catastale di Santa Cristina - J. D., M. M. e G. R. - comunicano la chiusura di un tratto di sentiero alpino che conduce alla Forcella Pana, da anni ufficialmente chiusa», viene ribadito.
Prosegue lo scritto: «All'inizio di maggio 2025 è stata fatta comunicazione alle autorità competenti in ordine alla manutenzione della recinzione in legno già esistente e all'installazione del cancello, ma i proprietari non hanno ricevuto alcuna risposta.
Il tratto interessato non è più parte integrante della rete ufficiale dei sentieri, poiché la cosiddetta "Forcella Pana" è inaccessibile ormai da anni. Gli escursionisti utilizzano da tempo un percorso alternativo situato più a valle, che attraversa comunque i terreni interessati e che rimane regolarmente percorribile.
Da oltre sei anni, i proprietari hanno tentato invano di avere un dialogo costruttivo con l'associazione turistica della valle, il Comune di Santa Cristina, la società impiantistica Seceda Spa, la stazione forestale e la Provincia di Bolzano, per trovare una soluzione sostenibile alla pressione esercitata dai turisti».
«In particolare, si segnala la continua fuoriuscita dal percorso del sentiero, con conseguente danneggiamento dei pascoli e inquinamento da rifiuti, sporcizia e perfino escrementi umani. Inoltre sul tratto si sono già verificati diversi incidenti. Il più grave si è accaduto il 28 luglio 2021, quando un influencer danese ha perso tragicamente la vita».
E si precisa: «L'installazione - che include un tornello conforme alle norme ma non attivo - vuole essere un segnale simbolico e un appello alle autorità responsabili. Si tratta di un grido d'allarme da parte di chi, come piccolo proprietario e gestore dei pascoli, si sente sopraffatto dagli effetti del turismo di massa e abbandonato dalle istituzioni».
«L'accesso libero - è ribadito - non sarà mai negato agli escursionisti, ai residenti e ai membri delle varie associazioni alpine. Ciò che si intende fermare è invece il comportamento irrispettoso verso la nostra natura, il nostro paesaggio e le basi della nostra esistenza, causato dal turismo di massa».
«Il punto è che i turisti arrivano e si fanno i loro sentieri nei prati, derogando dal vero sentiero, nonostante ci siano delle recinzioni. Ma evidentemente è più facile incanalare le mucche che le persone, queste ultime scavalcano il filo senza problemi. Tutti sanno che nei terreni non si può andare, comunque finora non c'è stato un vero sostegno da parte degli enti ed istituzioni. Ma tantissime persone ci hanno espresso solidarietà. Ecco il posizionamento del tornello è stato un modo per provocare», evidenzia Georg Rabanser.
La soluzione? «Non la sappiamo, ma così non si può andare avanti. Sarebbe utile se le istituzioni, dal Comune alla Provincia, cercassero una soluzione insieme a noi proprietari», chiude Rabanser. E intanto, si va avanti così. Anche ieri erano in migliaia ad ammirare il panorama.


