TRENTO. Costi di produzione in aumento fino al 30% e aziende agricole sempre più sotto pressione. È l’allarme lanciato da Coldiretti Trentino Alto Adige, che chiede un intervento urgente dell’Unione europea dopo l’impennata dei prezzi legata alla guerra in Iran. A pesare sono soprattutto i rincari di fertilizzanti, energetici e materie plastiche, con effetti diretti sulla sostenibilità economica delle coltivazioni.


Secondo Gianluca Barbacovi, presidente di Coldiretti Trentino Alto Adige, l’aumento dei costi colpisce in particolare le aziende più meccanizzate. Tra i prodotti più penalizzati ci sono i fertilizzanti: l’urea, sulla base dell’analisi di Coldirettisui dati delle Camere di Commercio, registra rincari di circa il 35% rispetto al periodo precedente al conflitto in Iran, con aumenti superiori ai 200 euro a tonnellata. In crescita anche nitrato ammonico e solfato ammonico.


Per l’associazione agricola si tratta di uno scenario che conferma la fragilità dell’Europa sul fronte dell’approvvigionamento, già emersa con la guerra in Ucraina. Da qui la richiesta di un cambio di rotta che punti sulla valorizzazione dei concimi naturali, come il digestato, e sulla cancellazione del Cbam, il meccanismo europeo di adeguamento del carbonio alle frontiere che, secondo Coldiretti, finisce per aggravare i bilanci delle imprese agricole.


Il problema, sottolinea ancora Barbacovi, è che i rincari al consumo non si trasferiscono in modo proporzionale sui prezzi riconosciuti agli agricoltori, che restano tra i soggetti più penalizzati della filiera insieme ai consumatori.

Intanto, dai listini Ismea della seconda settimana di marzo emerge un mercato disomogeneo: fragole in calo del 18%, mele e pere stabili, kiwi in lieve aumento dell’1%. Scendono anche carciofi, bieta, finocchi, indivia e lattuga, mentre crescono carote, cipolle, cavolfiori e broccoli.