TRENTO. Non si arresta la corsa dell’inflazione in Trentino. Dopo il
rallentamento di novembre, a dicembre l’indice dei prezzi è salito del
12,3%
, posizionandosi sopra la media nazionale che fa registrare un
lieve calo attestandosi al 11,6%. Anche nell’ultimo mese dell’anno, a
trainare gli aumenti sono ancora una volta i prezzi legati a casa e
bollette che crescono del 50% rispetto ad un anno fa, insieme agli
alimentari che segnano un +13,3%.

Per Cgil Cisl Uil questi dati sono allarmanti per la tenuta sociale del
Trentino “Con l’inflazione media annua all’8,6% registrata nel 2022 -
incalzano i segretari generali Andrea Grosselli, Michele Bezzi e Walter
Alotti
- le lavoratrici ed i lavoratori in Trentino di fatto hanno perso
tra una e due mensilità piene. Pur contando il minimo taglio del cuneo
fiscale del 2022, in termini di potere d’acquisto è come ben oltre una
tredicesima non fosse mai finita nelle tasche dei lavoratori trentini”.

La perdita è netta per oltre 120mila lavoratrici e lavoratori che oggi
sono privi di un rinnovo contrattuale
, ma anche per tutti quelli che
hanno rinnovato i contratti nel corso del 2021 gli aumenti non
garantiscono minimamente il recupero del potere d’acquisto. “Va ricordato
inoltre – precisano i sindacati - che, secondo i più recenti dati Inps le retribuzioni medie annue in Trentino nel settore privato superano di poco i 20mila euro lordi.

”Quando il reddito è così contenuto - ricordano i sindacalisti -
variazioni dei prezzi a due cifre per trasporti, alimenti ed energia,
cioè beni di prima necessità, pesano in maniera esorbitante sui bilanci
familiari e rischiano di far scivolare in povertà migliaia di famiglie.
Se poi ci aggiungiamo che l’economia sta rallentando ed aumenta la cassa
integrazione, il rischio anche in Trentino è di una vera e propria
emergenza sociale”.

Tra l’altro, mentre l’inflazione è prevista ancora sostenuta anche nelle
previsioni per l’anno in corso, il tasso composto dell’aumento dei
prezzi per il biennio 2021-2022 registrato in Trentino supera l’11%. Un
andamento che, assieme all’aumento dei tassi di interesse, rischia di
pesare come un macigno sui bilanci delle famiglie, sicuramente più che
nel resto d’Italia, anche considerati i prezzi delle abitazioni in
provincia. Da qui l’allarme dei sindacati.

“E’ un anno ormai che le famiglie trentine devono fare i conti con costanti aumenti dei prezzi. Una situazione che con il passare del tempo aumenta le difficoltà di molti nuclei che devono affrontare gli incrementi degli interessi
bancari con ripercussioni pesanti per chi ha mutui a tasso variabile per
la casa”, fanno notare i segretari provinciali Andrea Grosselli, Michele
Bezzi e Walter Alotti che sollecitano la giunta provinciale ad adeguare
tutte le misure di welfare, dall’assegno unico alle quelle per
l’edilizia abitativa.

“La prima parziale indicizzazione dell’assegno unico è stata una decisione importante che abbiamo apprezzato. Ora chiediamo alla Giunta Fugatti di fare il passo successivo: renda piena e strutturale l’indicizzazione per tutte le politiche di welfare ed agisca anche sull’adeguamento dell’indicatore Icef, come sta avvenendo a livello nazionale con l’Isee”, concludono.