TRENTO. Walter Cainelli, presidente del soccorso alpino trentino, le richieste di aiuto per persone illese, incapaci di proseguire in autonomia, sono effettivamente in aumento?

Sì, il trend è in crescita nell’ultimo anno: è cambiato l'approccio alla montagna. Sono aumentati i suoi frequentatori anche per il caldo che spesso troviamo nei fondovalle. Il problema è che manca una conoscenza dell’itinerario, delle proprie capacità e delle tempistiche. Si sottovaluta l’importanza dell'attrezzatura e non ci si porta da bere o da mangiare a sufficienza. Si cammina sui sentieri senza le scarpe adeguate e si va sulle ferrate senza casco o kit. Ci chiamano perché non si è calcolato l’orario di chiusura degli impianti di risalita che trovano chiusi.

Queste chiamate che tipo di impatto hanno sul lavoro dei soccorritori?

Significa portare via risorse per interventi che magari avrebbero reale necessità. Senza calcolare che di notte le operazioni sono più difficili e c’è un solo elicottero a disposizione. Per questo abbiamo fatto un tavolo con Trentino Emergenza e il Nucleo elicotteri per mettere a punto le regole sulla gestione delle chiamate da parte di persone illese.

Quindi questo sta diventando un tema.

Visti gli ultimi eventi abbiamo ripreso in mano il protocollo per la gestione delle chiamate di persone illese in montagna, elaborato in primavera. A breve avremo un’altra riunione. Attraverso l’intervista iniziale gli operatori si accertano che gli escursionisti si trovino in una situazione di sicurezza, escludendo un rischio evolutivo. In quel caso, anche in base al periodo della chiamata, se le temperature e le condizioni sono accettabili, si rimane ad aspettare la notte. Il recupero viene quindi posticipato all’alba, se necessario. Questo sotto la supervisione degli esperti al telefono.

Soltanto negli interventi di lunedì, è stato riportato che una coppia di escursionisti non trovava un taxi in quota.

La richiesta di un taxi per il parcheggio è simile al chiedere aiuto perché si trova la seggiovia chiusa. È impensabile pensare di andare a recuperare delle persone perché si sono attardate.

Si parlava di un forte aumento dei frequentatori della montagna.

Esatto. Ma pensiamo ai bivacchi. Queste strutture erano pensate per gli alpinisti che si portavano in quota il giorno prima per cominciare l’ascesa o appena finivano l’arrampicata. Ora vengono utilizzati come B&B gratuiti, diventano la meta solo per fare due foto o per fare festa. Cosa influenzata dai social: belle foto, ma non si dice quale sia il percorso per arrivarci.

Quali sono quindi i consigli?

Informarsi con gli esperti, pianificare in anticipo l’itinerario, la preparazione fisica, l’attrezzatura necessaria. Portare provviste. Non va sottovalutato nulla, nemmeno il caldo visti gli interventi per i colpi di calore che ormai stanno diventando la norma. Siamo al lavoro con gli enti interessati sulla diffusione delle regole per un approccio più prudente alla montagna.

Ricordiamo anche che è giusto che una persona illesa chiami in caso di bisogno.

Assolutamente sì. Se si hanno dei dubbi, chiamare il 112. L’operatore può aiutare le persone anche telefonicamente in caso di bisogno. In alcuni casi gli escursionisti sono stati rimessi sulla corretta via, perché convinti di essere su un altro sentiero.