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TRENTO. È accusato di violenze ai danni della moglie incinta un 38enne residente da tempo a Trento, ma di origini straniere, arrestato dalla squadra mobile della questura di Trento.
La misura cautelare era stata richiesta dalla Procura della Repubblica di Trento e disposta dal giudice per le indagini preliminari.
Gli inquirenti hanno spiegato che nel corso delle indagini è stato via via scoperto un quadro di violenze, fisiche e verbali, da parte dell’uomo nei confronti della moglie, incinta.
Le attività investigative, portate avanti dalla sezione della Mobile specializzata nei reati di “codice rosso”, erano cominciate pochi giorni fa, quando è stato richiesto l’intervento di un’ambulanza per una donna incinta di cinque mesi che aveva, a suo dire, alcuni ematomi causati da cadute accidentali.
La situazione, spiega la polizia, è apparsa subito sospetta e dai primi colloqui con la donna (che non parla l'italiano) sono emersi particolari del rapporto di convivenza tra i coniugi, tali da far ritenere che vi fosse un quadro di violenze, fisiche e psicologiche, da parte del marito nei confronti della moglie.
In un primo momento la donna è apparsa restia.
Ma quando è stata rassicurata sul fatto che sia lei che il nascituro sarebbero stati tutelati dall’aggressore con tutti i mezzi previsti dalla legge, ha iniziato, frammentariamente, a raccontare qualche episodio di violenza.
Solo dopo diverse ore - spiegano ancora gli inquirenti - trascorse a parlare e a tranquillizzare la vittima, che appariva molto scossa e soprattutto impaurita per la salute del bambino, la donna si è decisa a fornire un quadro completo della situazione.
Gli agenti hanno così scoperto che da mesi il marito abitualmente picchiava la moglie, soprattutto dopo aver ecceduto con l’alcol, e la costringeva a non lamentarsi e a non urlare per non destare sospetti nei vicini di casa.
Le infilava le dita in bocca, mentre la picchiava, per evitare che lei potesse emettere alcun lamento e infatti la vittima aveva diversi tagli intorno alla bocca a testimonianza di questo tipo di trattamento.
La donna ha mostrato le foto di diverse lesioni riportate negli ultimi sei mesi, in seguito alle aggressioni patite dal marito.
Inoltre, è venuto alla luce un vero e proprio stato di segregazione a cui è stata sottoposta la donna dal suo arrivo in Italia, circa 6 mesi orsono, tale da determinare che non potesse uscire dalla propria abitazione senza il permesso del marito e quest’ultimo avesse fatto in modo che la moglie non avesse neppure le chiavi di casa.
Gli investigatori spiegano infine che è emerso anche un forte timore a denunciare quanto subito per paura di ritorsioni da parte del marito. Immediatamente la donna è stata collocata in una struttura protetta che potesse ospitarla al fine di impedire al marito di poterla raggiungere.


