TRENTO. Da un mese non può avvicinarsi ai vicini di casa. Facile a dirsi, ma sul piano pratico rispettare tale divieto può essere molto complicato: per non incontrare determinate persone spesso è sufficiente frequentare un differente ambiente, ma se si abita a pochi numeri civici di distanza, per di più in un piccolo paese, non incrociarsi è quasi impossibile. Destinataria della misura cautelare del divieto di avvicinamento, a tutela delle vittime, è una settantenne che vive in una casetta a schiera accanto all'abitazione delle persone offese, una coppia di cinquantenni e i loro figli, che l'hanno denunciata per atti persecutori.

E nel caso di un incontro non voluto, ad esempio al panificio o nell'unico negozio di alimentari del paese? Il giudice è stato chiaro anche su questo punto: l'indagata dovrà allontanarsi subito.

La vicenda arriva da una valle del Trentino, da un paese in cui tutti più o meno si conoscono. Tra la settantenne e la famiglia che vive accanto a lei i rapporti sono tesi da anni, non per problemi specifici, ma per un insieme di atteggiamenti e, probabilmente, di incomprensioni che nel tempo hanno portato al degenerare della situazione e a una nuova denuncia: padre, madre e figli accusano la vicina di stalking.

In sede di querela i coniugi hanno raccontato che la pensionata avrebbe avuto il «vizio» di controllare ogni loro spostamento e insultarli, anche alla presenza di altre persone. Ad esempio, la vedevano transitare ogni giorno in auto davanti alla loro abitazione per osservarli, oppure appostata alla finestra in attesa di vederli per poi urlare offese.

Marito e moglie sostengono inoltre di essere stati più volte filmati con il cellulare, sia nei pressi della loro abitazione sia in altri luoghi, nonché di essere stati bersaglio di epiteti come «satana» e «merlo cornuto». Le frasi più offensive, secondo quanto denunciato, sarebbero state rivolte contro i figli.

Atti persecutori è l'ipotesi di reato formulata dalla Procura nei confronti della vicina settantenne. Per il giudice per le indagini preliminari, gli episodi contestati indicherebbero l'abitualità della condotta; l'indagata avrebbe esercitato una «pressione quotidiana e invasiva» tale da creare nelle persone offese «un perdurante e grave stato di ansia e di paura».

Referti medici testimoniano la sofferenza patita dalle persone offese da almeno un anno, anche se la conflittualità tra le due parti coinvolte risale a parecchio tempo prima. Gli atti persecutori contro lo stesso nucleo familiare erano infatti emersi anche in un procedimento definito con sentenza nel 2017.

Il gip, in questa fase cautelare, ha ritenuto provato il nesso tra le condotte di cui è accusata la settantenne e la sofferenza manifestata dalla famiglia, che ha dovuto cambiare le proprie abitudini di vita, ad esempio rimodulando le occasioni di accesso a casa ed evitando, per quanto possibile, qualsiasi occasione di incontro.

L'indagata, lo scorso 30 luglio, è stata raggiunta dalla misura cautelare del divieto di avvicinamento alle persone offese e ai luoghi da loro abitualmente frequentati, con divieto di comunicazione con qualsiasi mezzo, compresi i messaggi via social o attraverso interposta persona, e obbligo di allontanarsi in caso di incontro casuale.

La decisione è del 30 luglio scorso e la pensionata si è rivolta a un avvocato per chiedere la revoca o la modifica delle prescrizioni.