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TRENTO. Non un semplice aggiornamento tecnico, ma la riscrittura di un patto che lega il Trentino - Alto Adige allo Stato, ridisegnando molti perimetri: dalla gestione della fauna selvatica al comparto del commercio.
Con il via libera definitivo di mercoledì da parte del Senato alla riforma dello Statuto, l'Autonomia è entrata ufficialmente nella sua «terza fase» in un quadro nazionale ed europeo profondamente mutato rispetto all'ormai lontano 1972.
Il presidente della Provincia Maurizio Fugatti ha ventilato ora ufficialmente un cambio di passo sul territorio. Tradotto: ora che abbiamo in mano il nuovo statuto «possiamo rimettere in moto norme ferme da tempo, farne di nuove e reinterpretarne delle altre».
E tra queste ultime la più «calda» nell'agenda di Fugatti (nonché tra le poche citate nel suo intervento «romano») è proprio quella attorno alla gestione della fauna selvatica e il nodo sicurezza sui grandi carnivori.
Erede di un sistema di competenze misto e decisioni spesso subordinate agli organi ministeriali, la Provincia ora ha infatti (nero su bianco) l'attribuzione delle «competenze in materia di tutela dell'ambiente dell'ecosistema», una norma che, come ricordato da Fugatti, chiama come primo obiettivo quello di «interpretare meglio le esigenze del territorio attraverso una lettura sinergica delle nuove competenze».
Ma sui reali spazi di manovra e sull'indirizzo da prendere, il Governatore si prende ancora del tempo: «Non abbiamo certo il bignami sul tema né esperienze dalle quali copiare. Se pensiamo che il lupo è stato declassato in Europa come specie questo ci dà la possibilità, grazie ai maggiori livelli di autonomia, di attuare piani di gestione in modo diverso. Ad ogni modo è un percorso nuovo da trattare con lo Stato».
Su una cosa però il Governatore si sbottona, e non è certo una cosa da niente perché rappresenta, a ben vedere, l'indirizzo cardine della riforma sul tema della fauna selvatica: «L'obiettivo con il tempo - ha ribadito Fugatti - è capire se il ruolo di Ispra, che dà e darà sempre i suoi pareri, può esser pensato in maniera diversa, ossia meno vincolante».Va da sé che, nei limiti imposti del diritto europeo, l'obiettivo della Giunta sembra essere quello dichiarato di avere tra le mani un maggiore spazio di intervento. Non è un mistero infatti che a Piazza Dante l'attuale impianto normativo vada stretto nell'idea che, in situazioni di emergenza (come la presenza di esemplari confidenti o pericolosi), il decisore politico locale debba avere il potere di agire tempestivamente con abbattimenti o rimozioni, senza dover attendere validazioni esterne.
Oltre a questo «depotenziare» i pareri di Ispra permetterebbe alla Provincia di limitare i ricorsi dei movimenti animalisti che, facendo appello ai tribunali amministrativi, hanno ottenuto spesso in passato la sospensione delle ordinanze di abbattimento. Infine c'è un aspetto chiaramente territoriale: Fugatti risponde a una base elettorale ampia tra valli alpine, allevatori, e residenti in zone montane, la quale percepisce la presenza dei grandi carnivori come una minaccia diretta e imposta «dall'alto» o dagli uffici romani. Indebolire il ruolo di Ispra significa, simbolicamente e praticamente, riportare il centro del potere decisionale a Trento.


