TRENTO. I sistemi informatici dell'Azienda sanitaria provinciale hanno vissuto momenti migliori di quelli attuali. Vi abbiamo dato conto delle difficoltà nel registrare i tamponi e altre prestazioni mediche per i erver che lunedì mattina sono stati fuori uso per ore; ma c'è un ulteriore problema che riguarda direttamente il personale.

Ricordate i 38 medici sospesi la scorsa settimana per l'inosservanza dell'obbligo vaccinale? Ebbene, non tutti sono effettivamente contrari al siero. Nella giornata di ieri la segreteria dell'Ordine dei medici di Trento ha ricevuto da 8 di loro la documentazione che ne attesta la vaccinazione.

Per quale motivo, dunque, sono sospesi? La causa è banale quanto preoccupante: ai medici non era giunta, da parte dell'Azienda sanitaria, la comunicazione su come notificare l'avvenuta vaccinazione.

Il cortocircuito non termina qui, perché la settimana si è aperta con una nuova puntata. L'Apss ha inoltrato all'Ordine i nominativi di altri 28 dottori non in regola e quindi raggiunti da un provvedimento di sospensione. L'organismo che rappresenta il personale sanitario ha provveduto a incrociare i dati presenti sul proprio database e ha riscontrato difformità negli indirizzi che l'Azienda ha utilizzato per inviare le richieste e i successivi solleciti.

«Abbiamo chiesto all'Azienda - conferma il presidente dell'Ordine trentino Marco Ioppi - di comunicare nuovamente agli "inadempienti" la loro condizione perché secondo noi non sono stati raggiunti all'indirizzo giusto».

Per quanto riguarda gli odontoiatri, sinora sono una quarantina i sospesi, in un settore che conta poco meno di seicento professionisti in regione. Stefano Bonora, presidente della commissione albo odontoiatri, tiene a precisare che sono numeri in linea con quelli dei medici.

Su chi siano i renitenti, spiega che «in larga parte sono dubbiosi nei confronti di questo vaccino, i no-vax duri e puri sono una minoranza».

Tra i casi più particolari meritano una citazione «il complottista tout court - afferma - e il negazionista della pandemia. E c'è anche chi mi manda messaggi pieni di elucubrazioni. Insomma, persino all'interno della categoria c'è uno spaccato della società».

Per Ioppi il green pass è uno strumento valido «ma sarebbe stato più logico - commenta - introdurre l'obbligo vaccinale per tutta la popolazione. E per i sanitari dovrebbe essere un dovere civico, etico e deontologico». Le conseguenze del Covid-19, secondo il presidente dell'Ordine, sono pesanti e rischiano di protrarsi per lungo tempo: «Questo virus - aggiunge - è stato ed è ancora dannoso, non possiamo permetterci un altro lockdown che aggraverebbe i danni, fisici e psicologici, causati ai giovani».

«Nella storia dell'umanità - continua Ioppi - questa è la prima campagna vaccinale globale. I sistemi sanitari sono di fronte a uno sforzo enorme, compreso quello del Trentino; senza i volontari - fra cui 150 nostri medici - non saremmo al 68% di copertura vaccinale».

Sul tema dell'impegno dei sanitari si segnala l'intervento di Nicola Paoli, responsabile del settore medici della Cisl, che replica al segretario della funzione pubblica Cisl Pallanch, sul ruolo dei medici nella campagna informativa. Per Paoli «le parole non onorano né la nostra professionalità né il nostro lavoro laddove ad oggi i medici di base trentini hanno vaccinato 40873 pazienti. Non sono pochi, di fronte alle minacce che riceviamo ogni giorno e al tentativo di delegittimare il nostro operato».

Il buon debutto del camper itinerante nella Valle dei Laghi porta Ioppi a formulare una proposta: «Dovremmo andare fuori dalle fabbriche con un doppio obiettivo, ossia immunizzare quei soggetti tra i 50 e i 60 anni che ancora fanno resistenza e, dall'altro lato, venire in contro a quanti faticano, in ragione degli orari di lavoro, a recarsi nei punti di vaccinazione».