ALDENO. La notizia è che tre agricoltori trentini sono finiti nei guai per aver impiegato manodopera sottopagata: sedici lavoratori pakistani che venivano sfruttati e ai quali non venivano garantite condizioni dignitose. Ed è il secondo caso nella zona.

Assieme ai contadini - un trentottenne, un cinquantottenne e un settantenne - è stato denunciato dai carabinieri della compagnia di Rovereto anche un trentanovenne pakistano. Per tutti l'accusa è di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro in concorso.

Le quattro denunce sono scattate grazie alle indagini portate avanti congiuntamente dai carabinieri della stazione di Aldeno e dagli ispettori del lavoro dell'Uopsal, l'unità operativa per la prevenzione e la sicurezza negli ambienti di lavoro.

Da mesi i militari dell'Arma coordinati dal maresciallo Erminio Paternuosto stanno lavorando per verificare la correttezza dei rapporti di lavoro nelle campagne della Destra Adige e della zona sud del capoluogo: già alla fine del febbraio scorso i carabinieri avevano scoperto l'attività di due pakistani - un 34enne e un 40enne - che minacciavano un gruppo di connazionali, imponendo loro condizioni di lavoro insostenibili, privandoli di buona parte dei loro compensi e obbligandoli per giunta ad alloggiare in appartamenti di cui avevano la disponibilità, imponendo loro canoni d'affitto improponibili per le condizioni delle stanze.

Una volta venuta alla luce questa situazione, grazie anche alla collaborazione della comunità pakistana presente ad Aldeno, il lavoro dei carabinieri non si è fermato.

Così come quello degli ispettori dell'Uopsal.

Incrociando gli elementi in loro possesso, gli ispettori e i militari hanno potuto scoprire altre situazioni di sfruttamento.

Nelle scorse settimane Arma e Uopsal hanno effettuato così una serie di controlli nei campi, potendo verificare come sedici lavoratori agricoli provenienti dal Pakistan fossero impiegati venendo poi sottopagati e sottoposti a condizioni di lavoro e di vita estremamente disagevoli. In particolare, il gruppo di stranieri dipendeva in tutto e per tutto dal loro connazionale, anche a causa delle difficoltà nel comprendere la lingua italiana e nel districarsi nell'affrontare pratiche burocratiche.

Si erano affidati così al trentanovenne, che tuttavia non faceva i loro interessi, bensì i propri.

L'uomo aveva iniziato a proporre la manodopera ad alcuni agricoltori locali, facendo leva sulle condizioni favorevoli che avrebbe potuto proporre ai contadini.

Gli accertamenti hanno permesso di appurare come i tre agricoltori che sono stati denunciati assieme al trentanovenne fossero pienamente consapevoli della natura poco limpida degli accordi proposti e delle condizioni che il pakistano imponeva ai suoi connazionali, per questo anche per loro è scattata l'accusa di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro.

Come già era stato accertato a febbraio, anche in questo filone di indagine, carabinieri e ispettori del lavoro hanno potuto avere la conferma di come i lavoratori venissero economicamente spremuti non solo in ambito lavorativo: per poter ambire a ottenere i posti di lavoro - per i quali ricevevano compensi che in parte tratteneva il trentanovenne - dovevano accettare di convivere in locali angusti, spesso insalubri e in condizione di sovraffollamento.

Un quadro che ha allarmato i sindacati. E che allarma anche la Coldiretti del Trentino: «Episodi di sfruttamento dei lavoratori come quelli avvenuti ad Aldeno devono essere severamente condannati poiché lesivi della dignità dei lavoratori e dell'immagine della stragrande maggioranza delle aziende agricole della regione». Questo il commento di Gianluca Barbacovi, presidente di Coldiretti Trentino Alto Adige.

«Coldiretti - aggiunge Barbacovi - si batte da sempre per contrastare ogni forma di sfruttamento dei lavoratori e negli anni ha attuato una serie di iniziative in tutta la penisola per combattere ed estirpare il fenomeno del caporalato nel lavoro. In Trentino Alto Adige questi episodi rimangono per il momento marginali, ma proprio per questo motivo è ancora più importante far emergere immediatamente questi reati e condannare duramente i responsabili. Importante è inoltre promuovere una rete territoriale che possa attuare interventi efficaci nel contrastare la presenza del caporalato e volti a tutelare i lavoratori stagionali in sinergia con le istituzioni locali e con il supporto delle forze di polizia e degli enti di controllo».